Prendete film come: Parola ai giurati, Nodo alla gola, Occhi nella notte, Clerks, Buried, Saw - L'enigmista, In linea con l'assassino, Locke, La scomparsa di Alice Creed, Dobbiamo Parlare e Perfetti Sconosciuti. Cosa accomuna tutti questi film? Il fatto di essere ambientati tutti nella maggior parte in uno spazio chiuso che può essere una bara, una macchina, un bagno o semplicemente un appartamento.
Film come questi danno un senso di claustrofobia, ma proprio per questo motivo che noi spettatori ci avviciniamo di più ai personaggi di queste storie e ai loro drammi. Ambientare storie in uno spazio ristretto è tipico del cinema (soprattutto quello indipendente) che a sua volta deriva dal teatro e infatti alcuni di questi film si ispirano a piece teatrali, ma un format di questo tipo funziona anche nella televisione. Inside No. 9 è un ottimo esempio.
Se Black Mirror raccontava del rapporto che c'è tra le persone e la tecnologia, Inside No. 9 racconta del rapporto interpersonale che intercorre tra le persone e quale luogo adatto per raccontare questo tipo di storie se non uno spazio chiuso che può essere un appartamento oppure una cuccetta di un treno ma tutti accomunati dal numero 9, da qui il titolo della serie.
Metti un gruppo di persone in un ambiente ristretto e usciranno fuori tutti i loro segreti, come ci viene raccontato nel primo episodio della prima stagione, Sardines, ambientato per lo più in un armadio che crea un vero senso di claustrofobia.
Come Black Mirror, anche Inside No. 9 è una serie antologica cioè ogni episodio è autoconclusivo, ma a differenza della serie di Charlie Brooker,ogni episodio della serie di Steve Pemberton e Reece Shearsmith è caratterizzato dal colpo di scena finale. E' una grande scrittura che esplora in modo cinico temi diversi, ma soprattutto si ride visto che siamo nella dark comedy.
Da ricordare ci sono ben due episodi sperimentali. Il primo, A Quiet Night In, come dice suggerisce il titolo stesso è un episodio privo di dialoghi, ma è presente solo una battuta in tutta la storia. Mentre nel secondo, Cold Comfort, la storia ci viene raccontata attraverso le camere di sorveglianza di un centro stile "telefono amico".
Oltre a questi due episodi, è bene menzionare 12 days of Christine, il miglior episodio di tutta la serie. Viene raccontata la vita di Christine, una comune ragazza, attraverso dodici giorni chiave della sua vita. In questi dodici giorni ci vengono narrate le paure e le speranze di questa ragazza. Alla fine la vita di Christine è la vita di tutti noi: piena di delusioni, ma anche di momenti felici, come le rammenta il padre "this is meant to be happy memory."
A differenza di tutti gli altri episodi non è divertente ma drammatico. E' un episodio perfetto da tutti i punti di vista: scrittura, regia, fotografia, recitazione, ma soprattutto dal montaggio: ho adorato come venivano raccordato le varie scene. Ce ne sarebbero da dire su questo episodio, ma dovrei spoilerare troppo e non è il caso.
Inside No. 9 è la dimostrazione che non serve un grosso budget per raccontare grandi storie ma serve soprattutto una grande scrittura e consiglierei questa serie ad aspiranti registi e sceneggiatori che vogliono cimentarsi nei cortometraggi perché alla fine ogni episodio è un cortometraggio visto che dura mezz'ora. A proposito di sceneggiatura, la BBC ha pubblicato sul suo sito le sceneggiature rispettivamente di Sardines, A Quiet Night In e 12 days of Christine. Le potete trovare qui.
Come Black Mirror, anche Inside No. 9 sta per ritornare con una terza stagione. Aspettiamoci un autunno di grandi storie.
venerdì 12 agosto 2016
sabato 30 luglio 2016
La zona amici
Per i neofiti sappiate che la zona amici non è quel posto dove si ritrovano un gruppo di amici a chiacchierare tra di loro. La zona amici è quel confine che separa un uomo e una donna ad avere una relazione. Diceva il buon Max Pezzali, se sei amico di una donna non combinerai mai niente mai, non vorrai rovinare un così buon rapporto.
La zona amici esiste fin dai tempi antichi. Si narra che Apollo fosse innamorato della ninfa Dafne, figlia della naiade Creusa e del dio fluviale Ladone, ma fu respinto. Apollo non si rassegnò e incominciò a inseguire Dafne. La ninfa, ormai stremata dall'inseguimento, pregò i genitori di aiutarla e fu trasformata in un albero di alloro. Qualcuno qui direbbe che è diventata letteralmente una figa di legno.
Oggi questa zona amici è conosciuto per di più con il termine friendzone.
Oggi questa zona amici è conosciuto per di più con il termine friendzone.
La friendzone è un termine nato con il telefilm Friends dove Joey diceva a Ross che, essendo innamorato di Rachel, era nella friendzone. D'altronde in un telefilm che si chiama Friends dovrai per forza rimanere amico di una donna.
Per rimanere in tema telefilm, con la serie The Flash abbiamo la friendzone ai tempi dello sci-fi. Il protagonista, Barry Allen, è innamorato di Iris West, ma lei lo vede come un amico. A un certo punto della prima stagione riesce a uscire dalla friendzone, ma poi ritorna indietro nel tempo per rientrarci. Verso la fine della seconda stagione Barry esce di nuovo dalla friendzone, ma creando una nuova realtà alternativa ci rientra di nuovo. Poi dicono che Peter Parker è il personaggio più sfigato dei fumetti, ma anche Barry Allen non scherza.
La friendzone è ormai così diffusa che qualcuno ha deciso di creare una pagina chiamata Boom. Friendzoned, Vengono raccolte per di più conversazioni di whatsapp dove lei friendzona lui nei peggio modi. Alcune sono davvero spassose, ma altre ti fanno pensare: perché tu donna ferisci i sentimenti di lui in questa maniera?
Whatsapp ha aiutato di più a diffondere la friendzone? Se la gente si dicesse le cose in faccia, le cose forse andrebbero in modo diverso. Bei tempi quando si messaggiava solo via sms. Se mandavi un sms, non sapevi se poi il destinatario l'avesse ricevuto o letto. Ora con whatsapp e le spunte blu sai che il destinatario del tuo messaggio l'ha letto, ma non ti ha risposto. Le spunte blu saranno la rovina per il genere maschile.
I friendzonati alla fin fine possono vedere il lato positivo della cosa: anche Apollo è stato nella loro situazione e quindi possono sentirsi delle divinità. E chi lo sa, anch'io in questo periodo mi sento un po' come Apollo.
sabato 16 luglio 2016
Ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo
Quelli della mia generazione quando rovistavano nei cassetti trovavano vecchie foto, che possono essere in bianco e nero o a colori, e capivi che erano vecchie dall'immensa polvere che ricopriva la carta di queste foto.Chiedevano ai loro parenti di raccontare quelle foto. Magari quella foto è stata scattata durante il loro matrimonio oppure quando è nata la loro primogenita. E' questo il potere di una foto: raccontare una storia. La fotografia è un ricordo e racchiude quei momenti che sono stati importanti per noi.
Com'è cambiato il concetto di fotografia nell'era degli smartphone e dei vari social? Il vantaggio del digitale è che se ciò che abbiamo appena scattato non ci piace, possiamo eliminare quella foto e scattarne magari un'altra più bella. L'altra faccia della medaglia è che sì possiamo fotografare ogni cosa, ma propria ogni cosa, ma soprattutto in ogni momento.
Ma se non stampiamo quelle foto che scattiamo con i nostri smartphone, che fine fanno? Non stanno a marcire nei telefoni intelligenti. Vengono condivisi su Instagram, il social network delle foto. Lo step successivo, spesso saltando quello precedente di Instagram, è di condividere la foto su Facebook.
Tra i vari utenti che condividono le foto c'è quello che condivide la foto della patente appena presa. Molto intelligente visto che chiunque veda quell'immagine potrebbe copiare dati sensibili e clonare la patente appena presa. C'è inoltre quello che condivide la propria foto mentre sta su un letto d'ospedale. Vi pare normale che dopo aver subito un'operazione la prima cosa che pensate di fare è scattarvi una foto e condividerla su Facebook? C'è poi quello che scatta la foto al proprio piatto e la condivide subito con tutti. C'è della pasta appena cotta che potrebbe raffreddarsi e invece di mangiarla subito, pensi a scattare la foto al tuo cibo, tu non sei sano di mente. Questi sono degli esempi di casi che scattano foto che non dovrebbero essere condivise, ma c'è il caso estremo di quello che si immortala sempre e condivide quei momenti con gli amici di Facebook. Come direbbe J-Ax e Fedez, ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo. Perché condividiamo i nostri momenti sui social? La risposta ve la potrebbe dare Raymond Carver.
E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, comunque?
L'ho fatto.
E cosa volevi?
Poter dire a me stesso che sono amato, sentirmi amato qui sulla terra.
Ormai vediamo il mondo attraverso gli smartphone. Fa molto Black Mirror. I social network e gli smartphone hanno rovinato la fotografia? Ai posteri l'ardua sentenza. E se decidessimo di eliminare il nostro account di Instagram o quello di Facebook? O se il nostro smartphone si rompesse? E se avvenisse una tempesta elettromagnetica che distrugge ogni strumento elettronico in tutto il mondo. Per citare Roy Batty, tutti quei momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia.
Ma se non stampiamo quelle foto che scattiamo con i nostri smartphone, che fine fanno? Non stanno a marcire nei telefoni intelligenti. Vengono condivisi su Instagram, il social network delle foto. Lo step successivo, spesso saltando quello precedente di Instagram, è di condividere la foto su Facebook.
Tra i vari utenti che condividono le foto c'è quello che condivide la foto della patente appena presa. Molto intelligente visto che chiunque veda quell'immagine potrebbe copiare dati sensibili e clonare la patente appena presa. C'è inoltre quello che condivide la propria foto mentre sta su un letto d'ospedale. Vi pare normale che dopo aver subito un'operazione la prima cosa che pensate di fare è scattarvi una foto e condividerla su Facebook? C'è poi quello che scatta la foto al proprio piatto e la condivide subito con tutti. C'è della pasta appena cotta che potrebbe raffreddarsi e invece di mangiarla subito, pensi a scattare la foto al tuo cibo, tu non sei sano di mente. Questi sono degli esempi di casi che scattano foto che non dovrebbero essere condivise, ma c'è il caso estremo di quello che si immortala sempre e condivide quei momenti con gli amici di Facebook. Come direbbe J-Ax e Fedez, ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo. Perché condividiamo i nostri momenti sui social? La risposta ve la potrebbe dare Raymond Carver.
E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, comunque?
L'ho fatto.
E cosa volevi?
Poter dire a me stesso che sono amato, sentirmi amato qui sulla terra.
Ormai vediamo il mondo attraverso gli smartphone. Fa molto Black Mirror. I social network e gli smartphone hanno rovinato la fotografia? Ai posteri l'ardua sentenza. E se decidessimo di eliminare il nostro account di Instagram o quello di Facebook? O se il nostro smartphone si rompesse? E se avvenisse una tempesta elettromagnetica che distrugge ogni strumento elettronico in tutto il mondo. Per citare Roy Batty, tutti quei momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia.
domenica 3 aprile 2016
Chi è lo sceneggiatore?
Lo sceneggiatore è colui che ha imparato a scrivere sceneggiatura da coloro che non hanno mai scritto sceneggiature in vita loro come McKee, Vogler, Seger e così via.
Lo sceneggiatore è colui che scrive per immagine. Quindi, meno dialoghi possibili, a meno che tu sia un tizio chiamato Quentin Tarantino.
Lo sceneggiatore è un sadico: ti fa amare un personaggio, ma poi te lo uccide amaramente. Un esempio, David Benioff e D. B. Weiss, senza dimenticare George R. R. Martin.
Lo sceneggiatore è un matto. Se sentite uno che parla da solo per provare i dialoghi che ha scritto è sicuramente uno sceneggiatore.
Lo sceneggiatore è un nevrotico. In ogni suo lavoro c'è un conflitto.
Lo sceneggiatore è un impiccione di natura. In poche parole: si fa sempre i cazzi degli altri.
Lo sceneggiatore è colui che sa dare delle risposte che il protagonista cerca. Se non le sa dare oppure non vuole darle, è uno sceneggiatore europeo.
Lo sceneggiatore è colui che, se è italiano, scriverà delle serie di merda con le stesse tematiche: famiglia in crisi, mafia, vite di personaggi importanti italiani e prete che stermina un piccolo paesino dell'Umbria. Che originalità.
Lo sceneggiatore è consapevole che, nonostante abbia scritto la storia, l'autore del film sarà il regista. Deal with it.
Lo sceneggiatore è F4. Basito.
martedì 29 marzo 2016
Il condominio dei cuori infranti
C'è una cosa che non smetterò mai di ripetere: i francesi sono troppi bravi a fare le commedie. Prendiamo Quasi amici. E' divertente, ma allo stesso toccante visto che è tratto da una storia vera. Non sposate le mie figlie riprende il tema di Indovina chi viene a cena e lo traspone in una Francia sempre più multiculturale. Il favoloso mondo di Amélie è un capolavoro, come non citare una fotografia spettacolare, e ci ha insegnato ad apprezzare le piccole cose della vita. La famiglia Belier ci racconta di una ragazza che vuole cantare, nonostante faccia parte di una famiglia di sordi. Le commedie francesi sono diverse dalle commedie italiane di oggi che invece sono volgari, forse si salva solo Zalone, e dalle commedie inglesi che puntano molto sul black humour. La commedia francese è una commedia raffinata e infatti Il condominio dei cuori infranti è molto raffinato.
Qui abbiamo il quotidiano che diventa straordinario. Il luogo scelto per narrare questa storia insolita è un normale condominio in una banlieu parigina. La scena iniziale, quella di una classica assemblea condominiale, serve per presentarci uno dei personaggi di questa storia: un tipo chiuso ed egoista. Un condominio è il posto giusto per raccontare la solitudine dove ogni inquilino è chiuso nel proprio appartamento. Un altro personaggio che rappresenta per antonomasia la solitudine è l'astronauta (Michael Pitt) che solitario dallo spazio osserva la terra e i suoi abitanti. E' questo quindi Il condominio dei cuori infranti, la storia di personaggi a cui manca qualcosa. Basta semplicemente una sbirciatina nella serratura per incominciarsi ad aprirsi all'altro.
Samuel Benchetrit riesce raccontare in modo allegro la storia di personaggi tristi: un tipo chiuso in sé stesso, un astronauta solitario, un'attrice in crisi, un'infermiera che non sorride mai, un adolescente con una madre sempre assente e una signora algerina a cui manca un figlio che è in prigione. E' proprio qui che c'è la raffinatezza del regista che ci fa sorridere delle situazioni di queste personaggi, ma allo stesso tempo ci fa appassionare in modo poetico a loro.
P.S: se amate il cinema francese come me sappiate che tra poco inizierà a Roma il festival del cinema francese, RENDEZ-VOUS, APPUNTAMENTO CON IL NUOVO CINEMA FRANCESE. Per chi non di Roma, il festival sarà anche presente nelle altre città di Italia e così anche chi non è romano può godersi del sano cinema transalpino.
domenica 13 marzo 2016
Lo chiamavano Jeeg Robot
Alessia (Ilenia Pastorelli) potrebbe sembrare un personaggio di Pasolini. Da piccola ha subito abusi sessuali dal suo allenatore di nuoto e violenza da suo padre. Forse per questo trauma che Alessia è diventata una ragazza molto particolare, fissata con l'anime Jeeg robot cuore d'acciaio. Ha ancora difficoltà a fidarsi degli uomini, ma vede in Enzo il suo eroe, Hiroshi Shiba, che salverà tutti dal giorno delle tenebre.
Fabio Canizzaro detto Lo Zingaro è anche lui un piccolo delinquente, ma a differenza di Enzo non cerca una redenzione, anzi vuole essere essere ricordato come il più grande criminale. Lo Zingaro è un villain che ha cercato sempre fama, viene da Buona Domenica (qualcuno una volta ha detto che la televisione genera mostri) e a certi momenti ricorda Joker. Poi l'attore che lo interpreta, un bravissimo Luca Marinelli, viene da un film che ha uno stampo pasoliniano, Non essere cattivo di Claudio Caligari.
La Roma che viene mostrata ne Lo chiamavano Jeeg Robot è una Roma completamente diversa da La Grande Bellezza. E' una Roma degradata, accentuata da una fotografia fredda, e tormentata da attentati, tema molto attuale. E' una Roma che negli ultimi minuti ricorda molto Gotham (per chi se lo fosse dimenticato Claudio Santamaria ha doppiato Batman nella trilogia di Nolan).
Lo chiamavano Jeeg Robot riesce a superare i cinecomics americani, solo i Batman di Nolan si salvano, perché riesce a raccontare un supereroe con realismo, in questo caso quello pasoliano. Gabriele Mainetti è il regista che l'Italia merita.
domenica 17 gennaio 2016
Inception nella serialità televisiva - Parte Seconda
Per chi non avesse letto la prima parte o chi volesse rileggerla, può andare qui. Dopo aver visto l'episodio speciale di Natale di Sherlock mi sono chiesto: perché non continuare a parlare dell'influenza che ha avuto Inception nelle serie televisive? Ecco quindi la seconda parte.
Steven Moffat e Mark Gatiss prendono il personaggio creato da Arthur Conan Doyle e lo trasportano nell'era moderna. L'inquilino di Baker Street si ritrova a indagare con gli smartphone e tutti gli strumenti moderni. Questo è Sherlock. Invece, con lo speciale natalizio di quest'anno, La sposa abominevole (The Abominable Bride) riportano Sherlock Holmes e il suo fido assistente John Watson nella loro ambientazione originale ossia la Londra vittoriana.
Sherlock si ritroverà a indagare così su un caso misterioso: una sposa che prima spara su dei passanti, poi si spara in bocca e poi ritorna ritorna in vita per uccidere il proprio marito. Si ha così la trama di un racconto gotico che ricorda per le atmosfere Il mastino di Baskeville. Tutti credevamo che fosse uno speciale slegato dalla terza stagione, ma piano piano scopriamo che i primi sessanti minuti di questo episodio avvengono nella testa di Sherlock ed è impossibile non notare analogie con Inception.
In Inception Cobb e la sua squadra entravano nell'inconscio degli altri attraverso i sogni per rubare o per innestare le idee. In The Abominable Bride Sherlock ricorre al suo mind palace, il palazzo mentale, che ha lo stesso meccanismo di un sogno lucido, per capire come sia ritornato in vita Moriarty, e questo si ricollega alla scena finale del terzo episodio della terza stagione.
Nel film di Christopher Nolan il tempo onirico scorre diversamente dal tempo reale. Nel mind palace passano alcuni mesi da quando l'ispettore Lestrade racconta il caso della sposa abominevole a Sherlock, mentre invece nella realtà sono passati solo cinque minuti da quando Sherlock entra nel suo palazzo mentale, dopo aver visto il messaggio di un redivivo Moriarty, e ne esce dopo che l'aereo è atterrato. Da notare che sia in Inception che in The Abominable Bride il tempo reale si svolge su un aereo.
Se Mal era la antagonista di Cobb nei suoi sogni, anche Sherlock ha qualcuno che lo tormenta nel suo mind palace: Moriarty. E' interessante notare che sia Mal che Moriarty sono personaggi defunti che però ritornano in vita nell'inconscio di Cobb e Sherlock.
Verso la fine Sherlock, dopo aver risolto il caso, capisce che potrebbe rimanere bloccato dentro il suo mind palace e decide di buttarsi nelle cascate di Reichenbach insieme a Moriarty, proprio come nel racconto originale (L'ultima avventura). Non vi ricorda qualcosa? Cobb e la sua squadra per non rimanere bloccati nei sogni dovevano svegliarsi attraverso il calcio ovvero la sensazione di cadere.
Il finale dell'episodio ricorda molto il finale di Inception. E' il Sherlock moderno che ha sognato di essere il Sherlock vittoriano o il Sherlock vittoriano che si è immaginato di vivere nell'era moderna?
Quello che abbiamo alla fine non è un puro fanservice, ma un ottimo episodio introspettivo, come del resto lo era Inception, dove vengono mostrate le paure di Sherlock: avere suo fratello Mycroft più intelligente di lui e non avere più John al suo fianco.
Steven Moffat e Mark Gatiss prendono il personaggio creato da Arthur Conan Doyle e lo trasportano nell'era moderna. L'inquilino di Baker Street si ritrova a indagare con gli smartphone e tutti gli strumenti moderni. Questo è Sherlock. Invece, con lo speciale natalizio di quest'anno, La sposa abominevole (The Abominable Bride) riportano Sherlock Holmes e il suo fido assistente John Watson nella loro ambientazione originale ossia la Londra vittoriana.
Sherlock si ritroverà a indagare così su un caso misterioso: una sposa che prima spara su dei passanti, poi si spara in bocca e poi ritorna ritorna in vita per uccidere il proprio marito. Si ha così la trama di un racconto gotico che ricorda per le atmosfere Il mastino di Baskeville. Tutti credevamo che fosse uno speciale slegato dalla terza stagione, ma piano piano scopriamo che i primi sessanti minuti di questo episodio avvengono nella testa di Sherlock ed è impossibile non notare analogie con Inception.
In Inception Cobb e la sua squadra entravano nell'inconscio degli altri attraverso i sogni per rubare o per innestare le idee. In The Abominable Bride Sherlock ricorre al suo mind palace, il palazzo mentale, che ha lo stesso meccanismo di un sogno lucido, per capire come sia ritornato in vita Moriarty, e questo si ricollega alla scena finale del terzo episodio della terza stagione.
Nel film di Christopher Nolan il tempo onirico scorre diversamente dal tempo reale. Nel mind palace passano alcuni mesi da quando l'ispettore Lestrade racconta il caso della sposa abominevole a Sherlock, mentre invece nella realtà sono passati solo cinque minuti da quando Sherlock entra nel suo palazzo mentale, dopo aver visto il messaggio di un redivivo Moriarty, e ne esce dopo che l'aereo è atterrato. Da notare che sia in Inception che in The Abominable Bride il tempo reale si svolge su un aereo.
Se Mal era la antagonista di Cobb nei suoi sogni, anche Sherlock ha qualcuno che lo tormenta nel suo mind palace: Moriarty. E' interessante notare che sia Mal che Moriarty sono personaggi defunti che però ritornano in vita nell'inconscio di Cobb e Sherlock.
Verso la fine Sherlock, dopo aver risolto il caso, capisce che potrebbe rimanere bloccato dentro il suo mind palace e decide di buttarsi nelle cascate di Reichenbach insieme a Moriarty, proprio come nel racconto originale (L'ultima avventura). Non vi ricorda qualcosa? Cobb e la sua squadra per non rimanere bloccati nei sogni dovevano svegliarsi attraverso il calcio ovvero la sensazione di cadere.
Il finale dell'episodio ricorda molto il finale di Inception. E' il Sherlock moderno che ha sognato di essere il Sherlock vittoriano o il Sherlock vittoriano che si è immaginato di vivere nell'era moderna?
Quello che abbiamo alla fine non è un puro fanservice, ma un ottimo episodio introspettivo, come del resto lo era Inception, dove vengono mostrate le paure di Sherlock: avere suo fratello Mycroft più intelligente di lui e non avere più John al suo fianco.
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