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domenica 11 ottobre 2015
Da Dead Set a Mr Robot: Lo specchio nero della società raccontato dalla televisione
Una serie televisiva non è solo intrattenimento, ma a volte può diventare anche un trattato di sociologia. Il primo ad aver avuto questa intuizione è stato Charlie Brooker. Egli ha scritto una miniserie di cinque episodi, Dead Set, che viene mandato in onda nel 2008 dal canale inglese E4. In Dead Set assistiamo alla finale del Grande Fratello inglese, ma inaspettatamente ci sarà un'invasione di zombie e i concorrenti, insieme ad alcuni membri della troupe, dovranno barricarsi nella casa del Grande Fratello per difendersi da questi morti viventi. Questa miniserie è una forte satira sulla società e sulla televisione: alla fine i morti viventi nella società sono quelle persone senza alcuni valori e sono solo interessati all'intrattenimento e alla televisione. Qui gli zombie vogliono proprio divorare i loro idoli della televisione.
Ma è con Black Mirror che Brooker fa un grande salto di qualità. Questa serie antologica, composta da due stagioni più una special natalizio più una terza stagione prodotta Netflix in arrivo, racconta essenzialmente del rapporto tra l'uomo e la tecnologia. In Messaggio al primo ministro (1x01) il primo ministro britannico deve avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta per liberare la principessa Susannah che è stata rapita. Tutto ciò alla fine si rivela essere un esperimento sociale ideato dal rapitore per provare quanto cinismo c'è nella società di oggi.
Mentre invece in Vota Waldo (2x03) si parla di politica, per essere precisi della democrazia.
Waldo, un personaggio comico della televisione, si candida in politica contro gli altri due candidati, uno del partito laburista e uno del partito conservatore. Waldo riceve molto consenso dal popolo che ormai si è stufato dei politici. Vi ricorda qualcosa? Si, sto parlando della politica italiana e precisamente di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle. Non esiste una vera democrazia, come ci viene raccontato nel finale dell'episodio.
In Continuum entriamo nel campo della fantascienza (in realtà c'eravamo giù addentrati parlando di Black Mirror). Nel 2077 il mondo è governato dalle corporazioni e un gruppo di terroristi, denominati Liber8, torna indietro nel 2012 per modificar il corso degli eventi, ma a tornare indietro nel tempo insieme a loro c'è una poliziotta che vuole impedire le malefatte di questi terroristi. Ma la domanda che si pone il telefilm è: chi combatte dalla parte giusta? Alla fine la protagonista è una poliziotta che lavora per un governo fascista. Queste corporazioni non sono altro che le multinazionali che non si fanno scrupoli a fare soldi a discapito della vita umana. E' sì un telefilm di fantascienza, ma non è molto lontano dalla realtà.
Le multinazionali diventano i cattivi anche in Mr Robot. La E Corp viene soprannominata da Elliot Evil Corp proprio perché rappresenta il male assoluto. Elliot di giorno è un informatico che lavora per una compagnia di sicurezza informatica, ma di notte è un hacker giustiziere che conserva in CD i dati delle sue vittime (in stile Dexter) ma la sua vita cambia quando viene contattato da un gruppo di hacker, noti come fsociety, per distruggere la Evil Corp. In un episodio c'è un monologo di Elliot molto crudo sulla società di oggi.
Qui la traduzione: Forse il fatto che tutti abbiamo creduto che Steve Jobs fosse una persona buona, anche sapendo che aveva guadagnato miliardi sulle spalle di bambini? O forse il fatto che tutti i nostri eroi sembrino contraffatti. Il mondo stesso non è altro che una grande truffa. Ci spammiamo con un costante resoconto di stronzate mascherate da opinioni, i nostri social media fingono intimità...oppure è perché abbiamo votato per tutto questo? Non con le nostre elezioni truccate, ma con le nostre cose, i nostri averi, i nostri soldi. Non sto dicendo niente di nuovo. Sappiamo tutti perché lo facciamo. Non perché i libri di Hunger Games ci rendono felici, ma perché vogliamo essere sedati. Perché fa male non fingere. Perché siamo dei codardi. Fanculo la società.
mercoledì 24 giugno 2015
Perchè dovremmo ritornare negli anni '90
Non ce ne rendiamo conto ma sentiamo la mancanza degli anni '90. Basta vedere che fanno revival di ogni cosa che faceva parte di quegli anni. Nel campo dei fumetti hanno resuscitato il personaggio di PK, nato nel 1996, basandosi sul personaggio di Paperinik, e l'ultimo numero di PKNA uscì nel dicembre del 2000, ma ebbe anche una seconda serie, PK2, molto più matura della precedente. Nel campo delle serie televisive si parla di sequel di telefilm di quel periodo e con gli stessi attori, come per esempio X - Files o Twin Peaks (che Lynch in questi tutti anni abbia progettato di fare una terza stagione considerando ciò che dice il personaggio di Laura Palmer all'agente Cooper "Ci vediamo tra 25 anni"?). Nel campo del cinema ci sarebbero tanti esempi in cui si fanno sequel, remake e reboot di film che hanno fatto parte di quel decennio. Un ulteriore revival è nel campo dei gelati: il ritorno del Winner Taco.
Legato insieme allo smartphone c'è questa piaga che ha preso piede: WhatsApp. Quando sei a lezione, è molto fastidioso sentire la notifica di questa applicazione, ma soprattutto è fastidioso quando sai che la gente ha letto il tuo messaggio, ma non ti si caga di un pezzo. Bei tempi quando la gente si parlava di persona senza bisogno di questa tecnologia.
A che cosa è associato un ricordo? Solitamente a una fotografia. Negli anni '90 un bambino o una bambina trovava delle vecchie fotografie intrise di polvere che ritraevano vecchi parenti o genitori da giovani e chiedeva al proprio genitore la storia di quelle foto. Una cosa del genere non accadrebbe più in questo periodo. Con l'avvento della macchine digitali (e anche degli smartphone) non stampiamo più le foto, ma le mettiamo on line, per esempio su Facebook. Se guardare una foto prima era una cosa privata, intimistica, ora questo gesto diventa una cosa condivisa da tutti. Metti caso che avvenisse una tempesta elettromagnetica, non ci sarebbe più l'elettricità (come nella serie Revolution) e senza elettricità non potremmo più vedere le nostre foto che rappresentano i nostri ricordi. Meglio così, potremmo risparmiare ai nostri posteri come eravamo stupidi con questa tecnologia.
Sapete che vi dico? Sarebbe ora di prendere il TARDIS per ritornare in quegli anni.
Il fatto che ci siano tutti questi revival mi fa capire che vogliamo ritornare in quegli anni. Forse si viveva meglio in quegli anni che adesso. Cerchiamo di capire il perché. Cosa c'è di tanto diverso tra gli anni '90 e il periodo in cui viviamo adesso? Lo sviluppo della tecnologia. Una tecnologia che dovrebbe migliorare la società, ma non è così. C'è una serie britannica di genere sci-fi, Black Mirror, composta da sei episodi più uno special natalizio, dove si esplora la tematica società e tecnologia. E' una serie molto cinica e non molto lontana dalla realtà. Invece Matrix narrava di un futuro dove l'umanità era talmente assuefatta dalla tecnologia che ne era diventa schiava. E quando uscì questo film? Nel 1999, anno appunto di transizione tra gli anni '90 e i 2000.
Negli anni '90 il world wide web, da tutti conosciuto come internet, era appena nato ma non era come lo conosciamo adesso. Lo si usava soprattutto per cercare informazioni sulla rete e mandare e-mail. Poi negli anni 2000 internet si sviluppò e nacque la pirateria informatica ossia il peer to peer. Grazie a questo sistema ci possiamo scaricare i film. A causa della pirateria non esistono più i Blockbuster. In questa catena di videonoleggio andavi a scegliere il film che magari ti eri perso quando era uscito nelle sale e se dopo tre giorni non lo riportavi, c'era sempre la voce al telefono che ti rammentava che dovevi assolutamente restituire il film, altrimenti pagavi la penale. Tuttavia c'è ancora gente che dopo tutti questi anni si è tenuto il VHS o il DVD del film che non ha mai restituito.
Anche il modo di sentire la musica è cambiata. Ora sentiamo la musica con gli MP3 o youtube, ma prima si sentiva la musica grazie ai CD e ancora prima grazie alle cassette. Solitamente insieme alle cassette si usava anche la matita. Chi ha vissuto in quegli anni sa il perché.
Oltre alla pirateria, negli anni 2000 arrivarono anche i social network. La gente postava ogni cosa della propria vita su Facebook. Quello che vediamo spesso nelle nostre bacheche sono i selfie e le foto del piatto da mangiare (pratica conosciuta anche come food porn). C'è da dire però che la gente faceva questo genere di cose anche prima della nascita dei social network, prima degli smartphone, prima delle macchine digitali e non. C'era un tizio che si chiamava Van Gogh. Egli amava farsi i selfie e ritrarre tutto il suo cibo prima di mangiarlo. Se non mi credete, andate a vedere il museo di Van Gogh ad Amsterdam. Grazie ai social network possiamo farci i cazzi degli altri.
Mi viene in mente una dichiarazione che è uscita recentemente dalla bocca di Umberto Eco. "Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e venivano messi a tacere." Chi sono questi imbecilli? Ce ne sono parecchi, ma i più celebri sono Matteo Salvini e Selvaggia Lucarelli.
Insieme allo sviluppo di internet nacquero anche gli smartphone. Prima i cellulari si usavano solo per telefonare, ma spesso anche per giocarci (chi si ricorda di Snake?), ma ora i telefonini sono diventati dei computer ambulanti. La gente quando cammina non guarda più avanti, ma in basso sul proprio cellulare. Ci stiamo alienando dalla società. Cosa succerebbe se camminassimo guardando in avanti senza più tenere lo sguardo sul proprio smartphone? Questo video è molto esaustivo.
Legato insieme allo smartphone c'è questa piaga che ha preso piede: WhatsApp. Quando sei a lezione, è molto fastidioso sentire la notifica di questa applicazione, ma soprattutto è fastidioso quando sai che la gente ha letto il tuo messaggio, ma non ti si caga di un pezzo. Bei tempi quando la gente si parlava di persona senza bisogno di questa tecnologia.
A che cosa è associato un ricordo? Solitamente a una fotografia. Negli anni '90 un bambino o una bambina trovava delle vecchie fotografie intrise di polvere che ritraevano vecchi parenti o genitori da giovani e chiedeva al proprio genitore la storia di quelle foto. Una cosa del genere non accadrebbe più in questo periodo. Con l'avvento della macchine digitali (e anche degli smartphone) non stampiamo più le foto, ma le mettiamo on line, per esempio su Facebook. Se guardare una foto prima era una cosa privata, intimistica, ora questo gesto diventa una cosa condivisa da tutti. Metti caso che avvenisse una tempesta elettromagnetica, non ci sarebbe più l'elettricità (come nella serie Revolution) e senza elettricità non potremmo più vedere le nostre foto che rappresentano i nostri ricordi. Meglio così, potremmo risparmiare ai nostri posteri come eravamo stupidi con questa tecnologia.
Sapete che vi dico? Sarebbe ora di prendere il TARDIS per ritornare in quegli anni.
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