mercoledì 24 giugno 2015

Perchè dovremmo ritornare negli anni '90

Non ce ne rendiamo conto ma sentiamo la mancanza degli anni '90. Basta vedere che fanno revival di ogni cosa che faceva parte di quegli anni. Nel campo dei fumetti hanno resuscitato il personaggio di PK, nato nel 1996, basandosi sul personaggio di Paperinik, e l'ultimo numero di PKNA uscì nel dicembre del 2000, ma ebbe anche una seconda serie, PK2, molto più matura della precedente. Nel campo delle serie televisive si parla di sequel di telefilm di quel periodo e con gli stessi attori, come per esempio X - Files o Twin Peaks (che Lynch in questi tutti anni abbia progettato di fare una terza stagione considerando ciò che dice il personaggio di Laura Palmer all'agente Cooper "Ci vediamo tra 25 anni"?). Nel campo del cinema ci sarebbero tanti esempi in cui si fanno sequel, remake e reboot di film che hanno fatto parte di quel decennio. Un ulteriore revival è nel campo dei gelati: il ritorno del Winner Taco.

Il fatto che ci siano tutti questi revival mi fa capire che vogliamo ritornare in quegli anni. Forse si viveva meglio in quegli anni che adesso. Cerchiamo di capire il perché. Cosa c'è di tanto diverso tra gli anni '90 e il periodo in cui viviamo adesso? Lo sviluppo della tecnologia. Una tecnologia che dovrebbe migliorare la società, ma non è così. C'è una serie britannica di genere sci-fi, Black Mirror, composta da sei episodi più uno special natalizio, dove si esplora la tematica società e tecnologia. E' una serie molto cinica e non molto lontana dalla realtà. Invece Matrix narrava di un futuro dove l'umanità era talmente assuefatta dalla tecnologia che ne era diventa schiava. E quando uscì questo film? Nel 1999, anno appunto di transizione tra gli anni '90 e i 2000. 

Negli anni '90 il world wide web, da tutti conosciuto come internet, era appena nato ma non era come lo conosciamo adesso. Lo si usava soprattutto per cercare informazioni sulla rete e mandare e-mail. Poi negli anni 2000 internet si sviluppò e nacque la pirateria informatica ossia il peer to peer. Grazie a questo sistema ci possiamo scaricare i film. A causa della pirateria non esistono più i Blockbuster. In questa catena di videonoleggio andavi a scegliere il film che magari ti eri perso quando era uscito nelle sale e se dopo tre giorni non lo riportavi,  c'era sempre la voce al telefono che ti rammentava che dovevi assolutamente restituire il film, altrimenti pagavi la penale. Tuttavia c'è ancora gente che dopo tutti questi anni si è tenuto il VHS o il DVD del film che non ha mai restituito.

Anche il modo di sentire la musica è cambiata. Ora sentiamo la musica con gli MP3 o youtube, ma prima si sentiva la musica grazie ai CD e ancora prima grazie alle cassette. Solitamente insieme alle cassette si usava anche la matita. Chi ha vissuto in quegli anni sa il perché. 

Oltre alla pirateria, negli anni 2000 arrivarono anche i social network. La gente postava ogni cosa della propria vita su Facebook. Quello che vediamo spesso nelle nostre bacheche sono i selfie e le foto del piatto da mangiare (pratica conosciuta anche come food porn). C'è da dire però che la gente faceva questo genere di cose anche prima della nascita dei social network, prima degli smartphone, prima delle macchine digitali e non. C'era un tizio che si chiamava Van Gogh. Egli amava farsi i selfie e ritrarre tutto il suo cibo prima di mangiarlo. Se non mi credete, andate a vedere il museo di Van Gogh ad Amsterdam. Grazie ai social network possiamo farci i cazzi degli altri.

Mi viene in mente una dichiarazione che è uscita recentemente dalla bocca di Umberto Eco. "Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e venivano messi a tacere." Chi sono questi imbecilli? Ce ne sono parecchi, ma i più celebri sono Matteo Salvini e Selvaggia Lucarelli.

Insieme allo sviluppo di internet nacquero anche gli smartphone. Prima i cellulari si usavano solo per telefonare, ma spesso anche per giocarci (chi si ricorda di Snake?), ma ora i telefonini sono diventati dei computer ambulanti. La gente quando cammina non guarda più avanti, ma in basso sul proprio cellulare. Ci stiamo alienando dalla società. Cosa succerebbe se camminassimo guardando in avanti senza più tenere lo sguardo sul proprio smartphone? Questo video è molto esaustivo. 



Legato insieme allo smartphone c'è questa piaga che ha preso piede: WhatsApp. Quando sei a lezione, è molto fastidioso sentire la notifica di questa applicazione, ma soprattutto è fastidioso quando sai che la gente ha letto il tuo messaggio, ma non ti si caga di un pezzo. Bei tempi quando la gente si parlava di persona senza bisogno di questa tecnologia.

A che cosa è associato un ricordo? Solitamente a una fotografia. Negli anni '90 un bambino o una bambina trovava delle vecchie fotografie intrise di polvere che ritraevano vecchi parenti o genitori da giovani e chiedeva al proprio genitore la storia di quelle foto. Una cosa del genere non accadrebbe più in questo periodo. Con l'avvento della macchine digitali (e anche degli smartphone) non stampiamo più le foto, ma le mettiamo on line, per esempio su Facebook. Se guardare una foto prima era una cosa privata, intimistica, ora questo gesto diventa una cosa condivisa da tutti. Metti caso che avvenisse una tempesta elettromagnetica, non ci sarebbe più l'elettricità (come nella serie Revolution) e senza elettricità non potremmo più vedere le nostre foto che rappresentano i nostri ricordi. Meglio così, potremmo risparmiare ai nostri posteri come eravamo stupidi con questa tecnologia.

Sapete che vi dico? Sarebbe ora di prendere il TARDIS per ritornare in quegli anni.

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giovedì 30 aprile 2015

Le grandi storie delle serie

David Lynch una volta ha detto: "Mi piace l'idea di una storia a lunga durata. La televisione è molto più interessante del cinema oggi. Sembra che il cinema d'essai sia andato verso la tv via cavo." Sono del suo stesso parere: oggi una serie riesce a emozionarti allo stesso modo del cinema, anzi forse quasi lo supera e infatti al giorno d'oggi vediamo registi di cinema che si cimentano con le serie televisive come David Fincher o Woody Allen . Perché ci piacciono le storie delle serie televisive? Perché parlano di noi e sono in questo modo universali. L'abilità dello sceneggiatore sta nel farci empatizzare con il protagonista o i protagonisti di una serie. Nel corso delle stagioni di una serie vediamo l'arco di trasformazione di un personaggio, che, a mio parere, è molto più efficace dell'arco di trasformazione di un personaggio che dura  solo 90 o 120 minuti. Vorrei quindi nominare alcune serie che hanno delle grandi storie, ma soprattutto grandi personaggi.

Twin Peaks
Questa può essere definita la madre di tutte le serie moderne. Tutta la serie si regge su questa domanda: chi ha ucciso Laura Palmer? La storyline principale è quella dell'indagine portata avanti dall'agente Cooper, ma ce ne sono anche altre che coinvolgono gli abitanti di Twin Peaks e i loro segreti. Il grande David Lynch in questo modo riprende le tematiche del suo Velluto Blu per applicarle a una serie televisiva: il male si può nascondere nel quotidiano.


Lost
La possiamo definire l'erede di Twin Peaks. Lost è caratterizzato soprattutto dai misteri e quindi da una grande mitologia. Infatti, una grande serie deve avere una grande mitologia ossia tutto quel mondo che riguarda quella serie televisiva dai personaggi ai luoghi. Lost è soprattutto una serie sui personaggi e infatti in ogni episodio uno dei personaggi diventava il protagonista di quell'episodio con  tanto flashback. Si esplorava il conflitto di quel personaggio. Una caratteristica comune a tutti i protagonisti di questa serie era il rapporto conflittuale con il padre, un tema che ci suona molto universale.


Games of Thrones
Anche questa serie è una serie sui personaggi con i loro conflitti e infatti in ogni episodio abbiamo tre o quattro storyline. E' un fantasy atipico dove non ci sono  né buoni né cattivi, ma potrei azzardare che gli Stark sono i buoni e i Lannister sono i cattivi. Questo distinzione non è proprio giusto perché abbiamo due Lannister che non sono propriamente cattivi, ma, come ho già detto, dire chi è cattivo e chi è buono è relativo. Qui il tema della serie è il potere e proprio per questo che è un thriller politico. In questo giochi di troni ci sono intrighi ed alleanze per conquistare il trono di spade.


Breaking Bad
I primi episodi di questa serie possono sembrare noiosi, ma andando avanti Breaking Bad si rivela un'ottima serie. Ben scritto (un episodio è perfino ambientato in una sola location e con soli due attori), ottima regia e ottima fotografia. I teaser di ogni episodio sono delle vere perle.



House of Cards
Dal fantasy politico passiamo al thriller politico ossia quello di House of Cards. Frank Underwood, interpretato da un grande Kevin Spacey, si sente tradito dal suo presidente e allora escogita la sua vendetta. Se volete capire di politica, questa fa per voi e al giorno d'oggi capire la politica è importante. Poi, è una serie firmata Fincher.



The Newsroom
Anche qui si parla di politica. Ma, stavolta il punto di vista non è quello di un politico, ma quello dei giornalisti. Il pilot di una grande serie non può che partire con un grande teaser: un monologo sul fatto perché l'America non è più un paese democratico.


Scrubs
Un medical drama che ci parla della vita. Una serie che ci fa ridere e riflettere allo stesso tempo. Ogni episodio è una vera perla, tranne quelli della nona stagione che per i fan come me non esiste neanche.



Fringe
Procedural fantascientifico dove ha una forte mitologia e infatti è sempre prodotto firmato J.J. Abrams. Anche qui c'è un forte rapporto conflittuale con il padre tanto che Peter chiamerà suo padre sempre con Walter e mai con papà. Tra l'altro questa serie è un'ottima maniera per imparare la scienza.


Person of interest
Una serie scritta da Jonathan Nolan, fratello del regista Christopher, non può essere che una grande serie. Lo spunto ricorda quello di Minority Report, ma non sapendo se la persona d'interesse sia un carnefice o la vittima i protagonisti indagano prima che avvenga in crimine. Vengono approfonditi molto i personaggi su cui devono indagare e  quindi abbiamo storie di persone comune. Un interessante procedural che piano piano è diventato fantascienza e si immagina un mondo dove siamo controllati da una macchina e quindi non c'è più il concetto di privacy. Ma siamo sicuri che sia fantascienza e non ci siamo già in questo mondo?



Black Mirror
Una serie che parla del rapporto dell'uomo con la tecnologia e come questa ha peggiorato la società. Sono state fatte due stagioni più uno speciale natalizio. Anche qui c'è la stessa domanda: è fantascienza oppure il mondo immaginato in questa serie esiste già?


The Flash
E' uno spin off della serie Arrow, ma sta supera di gran lunga la sua serie madre. Non è solo una una serie su un supereroe, ma una una serie fantascientifica. Infatti, il protagonista è uno scienziato forense e i suoi alleati sono degli scienziati. Per sconfiggere i villain di turno, oltre a usare la velocità di Flash, si usa la scienza. Ci sono inoltre viaggi nel tempo. C'è anche una cosa importante: una storyline interessante con tanti colpi di scena.Per non parlare delle tante citazioni alla cultura pop. Appena finisce la prima stagione ne parlo approfonditamente.



Daredevil
Dimenticatevi il Daredevil interpretato da Ben Affleck. Questa serie mostra Matt Murdock, di giorno un avvocato, di notte vigilante, che vuole migliorare la sua città e si deve scontrare con un boss della malavita, Wilson Fisk noto come Kingpin. E' più un noir che un una serie su un supereroe. La ciliegina sulla torta: ha una meravigliosa fotografia.


The Walking Dead
E' una serie sugli zombie ed è ben scritta con un'ottima regia (solitamente la regia delle serie delle televisioni via cavo hanno una regia cinematografica). Ha un solo difetto: essendo molto psicologica, alcuni episodi sono lenti e la lentezza si vede molto nella seconda stagione dove è ambientata interamente in una fattoria. Nonostante ciò, gli sceneggiatori usano gli zombie per parlare della società, proprio come faceva Romero.

martedì 17 marzo 2015

Birdman (o L'Imprevedibile Virtù dell'Ignoranza)

Mi viene in mente sempre quella frase che dice Miss Ritter, l'insegnante di Peter Parker in Amazing Spiderman "Una volta avevo un professore che amava dire agli studenti che esistono solo 10 trame diverse in tutta la narrativa. Be, io sono qui per dirvi che si sbagliava. C'è ne soltanto una: Chi sono io?" Tutte le grandi storie rispondono a questa domanda dove il protagonista cerca la propria identità e Birdman (o L'Imprevedibile Virtù dell'Ignoranza) è una di queste grandi storie, molto probabilmente è quella che dà una risposta migliore.

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Chi sono io? Da questa premessa il protagonista di questa storia è Riggan Thomson, un attore. Infatti, l'attore difficilmente riesce a trovare la propria identità poiché in lui vivono tante persone diverse con diverse storie. In Riggan vive Birdman, un supereroe che lui ha interpretato in tre film. Questo Birdman lo tormenta e non si stacca mai da lui, è il suo ghost, come direbbe John Truby. Ormai, lui è identificato da tutti con questo supereroe. L'unico modo per staccarsi da questa presenza è portare sul palcoscenico What we talk about when we talk about love di Raymond Carver. Infatti, l'unico modo per esistere è usare il teatro che è più reale del cinema. Ciò che distingue il teatro dal cinema è che non esiste il montaggio, è lo spettatore che fa il proprio montaggio. Proprio per questo motivo che il film è stato girato interamente in piano-sequenza (in realtà tanti piano-sequenza come aveva fatto Hitchcock in Nodo alla gola). Riggan vuole esistere e il piano-sequenza rappresenta la vita, vita che non è riuscito mai a vivere per colpa di Birdman e lo ha portato al divorzio con la moglie. Capisce i suoi sbagli portando in scena l'opera di Carver perché rivede qui la sua vita. "Volevo essere amato, essere amato da qualcuno in questo mondo".

Ma la perla registica di Iñarritu è nel finale. A un certo punto vediamo Riggan nel bagno ma contemporaneamente vediamo anche Birdman seduto sulla tazza del cesso. Il regista messicano ci sta raccontando visivamente che Riggan ha mandato a cagare Birdman.

domenica 8 marzo 2015

Le donne de La migliore offerta

La migliore offerta è il capolavoro di Giuseppe Tornatore, senza nulla togliere a Nuovo Cinema Paradiso. Ci sarebbero molte cose da analizzare come l'automa che piano piano si completa che non è altro che uno specchio del protagonista, il bunker dove tiene il suo tesoro rappresenta la sua solitudine e il suo cognome, Oldman, che ci dice già tutto del protagonista interpretato da Geoffrey Rush, ma voglio concentrarmi su un aspetto che ritengo quello principale del film: le donne.

Nel film la protagonista principale è Claire, la proprietaria di una villa di cui Oldman deve valutare il valore, poi c'è Sarah, la ragazza del restauratore che aiuta Oldman a costruire l'automa e infine c'è una terza ragazza particolare che si trova sempre nel bar davanti alla villa di Claire. Così nel film abbiamo solo tre donne, ma in realtà ce ne sono più. Queste rappresentano il tesoro di Oldman e sto parlando di dipinti che rappresentano le donne ed esaltano la loro bellezza.

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Sono quasi tutti dipinti famosi che magari avrete visto in qualche museo. Siccome oggi è l'8 marzo, citerei i nomi di queste donne. Così, potremmo ammirare la loro bellezza con sottofondo la colonna sonora del film composta dal maestro Ennio Morricone.


Non ci sono tutte, ma, se c'è qualcuno che ha visto film e ha riconosciuto qualche opera e volesse aiutarmi a finire l'elenco, sarei molto felice. 

Ecco qui le donne di Virgil Oldman:

Portrait of Felicitas Tucher, Albrecht Durer 
Albayde, Alexandre Cabanel
Portrait of young lady, Alexandre Cabanel
Kusinerna, Anders Zorn
Mrs Frances Cleveland, Anders Zorn
Mrs Symons, Anders Zorn
Ols maria, Anders Zorn
Portrait of Mrs Eben Richards, Anders Zorn
Portrait of a woman with a volume of Petrarch, Andrea del Sarto
Portrait of a lady, half-length, in a Blue Dress, Antonin Macheck
Portrait of queen Henrietta Maria, Anthony Van Dyck
Portrait of Maria Luisa de Tassis, Anthony Van Dyck
Portrait of a Barbara Cornelia Fabricius 
Portraif of a young lady, Bartolomeo Veneto
Eleonora di Toledo, Bronzino
Eleonora of Toledo and his son Giovanni de Medici, Bronzino
Lucrezia Panchatichi, Bronzino
Portrait of a girl with a book, Bronzino
La Jeune fille aux roses, Charles Chaplin
The Magdalene, Correggio
Joli Couer, Dante Gabriele Rossetti
Fanny Cornforth, Dante Gabriele Rossetti
La donna della finestra, Dante Gabriele Rossetti
A young Lady, Diego Rodriguez de Silva y Velasquez
Venus at her mirror, Diego Rodriguez de Silva y Velasquez
Olivia, Edmund Blair Leighton
Georgiana Burne Jones, Edward Burne Jones 
Vespertine Quies, Edward Burne Jones
Comtesse de la Chatre, Elisabeth Louisee Vigee Le Brun
Self Portrait, Elisabeth Louisee Vigee Le Brun
The Bather, Emmanuel Duval
Portrait of venetian lady, Eugene De Blaas
Portrait of a lady, said to be Marquise Chaimillard, Firmin Massot
Portrait of Carolina Zucchi, Francesco Hayez
Ritratto della contessa Luigia Douglas Scott, Francesco Hayez
Penitent Magdalene, Francesco Hayez
Flora, Evelyn De Morgan
Portrait of Juan Agustin Cean, Francisco Goya
Madame Sofia Naryshkina, Franz Xaver Winterhalter
Contess Varvara Alekseyvna, Franz Xavier Winterhalter
Lady Clementina Augusta Wellington, Franz Xaver Winterhalter
Portrait of madame Ackerman, the wife of chief finance minister of king Louise Philippe, Franz Xaver Winterhalter
Melanie De bussiere, Comtesse Edmond de Pourtales, Franz Xaver Winterhalter
Francoise Caroline Gonzague, Princess de Joinville, Franz Xaver Winterhalter
Pauline Sandor, Princess Metternich, Franz Xaver  Winterhalter 
The Empress elisabeth of austria, Franz Xaver Winterhalter
Princess Elizabeth Esperovna Belosselsky, Franz Xaver Winterhalter
Sofia Potocka, Countess Zamoyska, Franz Xaver Winterhalter
The Empress Maria Alexandrovna, Franz Xaver Winterhalter
Ritratto dell'arciduchessa Isabella, Frans Pourbus II
Portrait of donna Alba Regina del Ferro, three quarter lenght in a black dress holding a book, Giacomo Ceruti
Helen Rose Huth, George Frederick Watts
Portrait of a woman, Ghirlandaio
Mademoiselle Lanthelme, Giovanni Boldini
Portrait of Emiliana Concha de Ossa, Giovanni Boldini
La femme Au Chapeu Noir, Giovanni Boldini
Mademoiselle de Nemidoff, Giovanni Boldini
portrait of Lina Cavaliere, Giovanni Boldini
Portrait of Beatrice Cenci, Guido Reni
Portrait of the Artist's mother, Guido Reni
Portrait of a Noble Lady, Gustave Jean Jaquet
Venitienne a sa Toilette, Jacques Louis David
A lady in a black and white dress, James Jacques Joseph
Young lady in a Boat, James Jacques Joseph
Catharina Annette Fraser, Jan Adam Kruseman
Madame Frederic Reiset, Jean Auguste Dominique Ingres
Madame Aymon, Jean Auguste Dominique Ingres
Delphine Ramel, Madame Ingres, jean Auguste Dominique Ingres
Queen Caroline Murat, Jean Auguste Dominique Ingres
Mademoiselle Jeanne Suzanne Catherine Gonin, Jean Auguste Dominique Ingres
Portrait de la baronne de Rothschild, Jean Auguste Dominique Ingres
Louise Henriette de Bourbon Conti, Jean Marc Nattier
Louise Jopling, John Everett
Portrait of Unknown Girl, Joseph Lee
Half-Lenght Demi-Nude/ Fleus de Champs, Joseph Lefebvre
The Feathers Fan, Joseph Lefebvre
Portrait of a lady, Leonardo Da Vinci
Mrs Evan Gordon, Lord Frederick Leighton
Ritratto di Caterina Sforza, Lorenzo Di Credi
Salome, Lucas Cranach The Elder
Mademoiselle Madeleine Brohan de La comedie Francaise, Paul Jacques Aime Baudry
Portrait de Madame Louis Cezard, Paul Jacques Aime Baudry
Jeanne Samry in a Low Necked Dress, Pierre Auguste Renoir
Portrait of a young girl, Petrus Christus
La fornarina, Raffaello
La donna velata, Raffaello
La muta, Raffaello
Flora, Rosalba Carriera
Self Portrait holding a portrait of her sister, Rosalba Carriera
Self Portrait with a Harp, Rose Adelaide Ducreix
A Village Maiden, Ser George Clausen
Mrs Lewis Thomas Watson, Ser Joshua Watson
Portrait of Minerva Anguissola, Sofonisba Anguissola
Self Portrait at the Easel, Sofonisba Anguissola
Portrait of Mademoiselle Florentin, Thomas Couture
A woman in blue, Thomas Gainsborough
Ritratto di Eleonora Gonzaga, Tiziano
La bella, Tiziano
Violante, Tiziano
Portrait of young woman in red, Unknown Ancient roman
In The Garden, Vittorio Matteo Corcos
Pepper, Morgan Weistling
Portrait of the Artist sister in law, William Merrit Chase
The Birth of Venus, William Adolphe Bouguereau
Pretty girl, William McGregor Paxton
Alice Diudonne Chase Shinnecock Hills, William Merrit Chase
Young Woman, William Whitaker
La belle Angevine, Ted Seth Jacobs
Portrait of a beauty, William Clarke Wontner
La Vague, William Adolphe Bouguereau

domenica 1 marzo 2015

Cinema e giornalismo


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E' da un po' di tempo che volevo fare una riflessione sul rapporto tra cinema e giornalismo. Sono due mezzi di comunicazioni diversi, ma non così tanto. Si pensi che prima dell'avvento della televisione il cinema, oltre a intrattenere, fu utilizzato per informare. Il cinegiornale nasce proprio nei primi anni di vita del cinematografo in Francia e si diffuse maggiormente durante la seconda guerra mondiale. In Italia i cinegiornali furono usati come mezzi di propaganda del regime e nacque così l'Istituto Luce.

Il giornalismo si presta spesso come motore di una storia di un film. Ci sono film che hanno raccontato dei giornalisti e delle loro inchieste, come per esempio Tutti gli uomini del presidente dove troviamo un Robert Redford che interpreta un giornalista durante le vicende del Watergate. Gli articoli di giornale possono essere degli ottimi spunti per storie di film, basti pensare che a Hitchcock venne in mente di fare un film sugli uccelli dopo aver letto di un attacco di uccelli su un giornale e nacque così Uccelli.

Chi studia giornalismo conosce sicuramente la regola delle 5 W: Who, What, When, Where e Why. In pratica in un articolo di giornale si deve dire chi sono le persone coinvolte nel fatto, il fatto stesso, quando è successo il fatto, dove è successo il fatto e perché successo il fatto. Da notare che questa regola è più o meno la stessa per scrivere una sceneggiatura di un film.

Quindi, sia il cinema che il giornalismo raccontano di persone e delle loro azioni. Nel primo ci immedesimiamo in queste persone e abbiamo una visione soggettiva delle vicenda, mentre nel secondo abbiamo una visione oggettiva. Mi viene in mente le vicende della banda della Magliana che sono state raccontate attraverso il cinema e la televisione con Romanzo Criminale dove i personaggi vengono visti come degli eroi, mentre invece chi leggeva le loro vicende sui giornali li vedeva come dei criminali e assassini.

Il documentario è sicuramente la via di mezzo tra cinema e giornalismo: raccontare la realtà usando il linguaggio del cinema. Il più noto regista di documentari è sicuramente Michael Moore. Ci sono registi che si sono alternati tra cinema di finzione e documentari, come per esempio Werner Herzog e Wim Wenders. Del secondo regista mi era piaciuto moltissimo Il sale della terra ed è la dimostrazione che anche un documentario riesce a farti emozionare.

Così abbiamo registi che con i loro documentari sono giornalisti, ma possiamo avere anche il caso inverso cioè giornalisti che diventano registi. Pensiamo a Zoro Pif. Il primo, il cui vero nome è Diego Bianchi, è un giornalista che si occupa perlopiù della politica e ha un programma tutto suo, Gazebo, dove vengono mandati in onda dei reportage video realizzati da lui stesso in prima persona. Recentemente si è cimentato nella regia cinematografica con Arance e Martello. Il secondo, il cui vero nome è Pierfrancesco Diliberto, ha anche lui un programma tutto suo, Il testimone, e tutte le puntate sono delle inchieste che fa lui in prima persona dalle riprese al montaggio, proprio come un vero videomaker. Anche lui si è cimentato con la regia cinematografica con La mafia uccide solo d'estate.

Qualche settimana fa ho assistito a una lezione tenuta da due giornalisti, anzi sarebbe più corretto dire videogiornalisti. Usano soprattutto le immagini per dare la notizia senza far uso dello speech che è invece tipico dei telegiornali. Il punto per cui ho voluto far partire questa riflessione è che il videogiornalista lavora maggiormente per immagini, proprio come succede nel cinema dove il regista lavora molto per immagine. Il pubblico deve capire la storia di un film grazie solo alle immagini e dialoghi sono supeflui, così mi aveva insegnato a un corso di sceneggiatura e questo lo aveva detto anche Hitchcock "Il dialogo dovrebbe essere semplicemente un suono fra gli altri, solo qualcosa che esce dalla bocca delle persone, i cui occhi raccontano la storie per mezzo di espressioni visive.

Alla fine regista e il giornalista fanno la stessa cosa: raccontare storie. Un regista deve conoscere la realtà per raccontare le sue storie. In fondo, il cinema è uno specchio della realtà.

Non perdete tempo nelle scuole di cinema. E' meglio fare quattro giorni a piedi perché è un'esperienza che ti permette di conoscere il mondo. E poi leggete tanto, perché vi apre ad altre esperienze. Tirate su figli, è un'esperienza essenziale. Chi ha dei figli è più radicato nella realtà rispetto a chi non ne ha.
Werner Herzog

domenica 25 gennaio 2015

Il sale della terra

Questa è una recensione particolare. Farò parlare più le immagini che le parole visto che il film in questione è Il sale della terra di Wim Wenders, un documentario sul fotografo Sebastião Salgado. Il film non parla solo della sua vita, ma anche della terra e degli uomini che ci abitano, il sale della terra appunto. Salgado è un Dante moderno che con la sua macchina fotografica scende negli inferi per poi risalire in paradiso. Si, è possibile raccontare una storia solo con delle fotografie e Wenders c'è riuscito, regalandoci questo capolavoro.

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domenica 11 gennaio 2015

Il viaggio dell'eroe

Se c'è una cosa che mi ha affascinato negli ultimi tempi è il viaggio dell'eroe. Christopher Vogler, rifacendosi a L'eroe dai mille volti di Joseph Campbell, scrisse Il viaggio dell'eroe che è un manuale di sceneggiatura. Secondo Vogler esistono gli archetipi che sono presenti in tutte le culture e in tutte le storie: l'Eroe, il Mentore, il Guardiano della Soglia, lo Shapeshifter, l'Ombra e il Trickster. Dice inoltre che la storia dell'Eroe è sempre un viaggio: lascia il suo mondo ordinario per entrare in un mondo straordinario, affronta delle varie prove che lo cambiano per ritornare infine nel mondo ordinario. Il viaggio può essere anche un viaggio interiore.

Questo è in sintesi il viaggio dell'eroe:
1.  Gli Eroi vengono presentati all'interno del loro MONDO ORDINARIO dove
2.  ricevono la CHIAMATA ALL'AVVENTURA.
3.  Inizialmente sono RILUTTANTI e RIFIUTANO LA CHIAMATA, ma
4.  un mentore lo incoraggia a
5.  SUPERARE LA PRIMA SOGLIA e a entrare nel mondo straordinario, dove
6.  si imbattono in PROVE, ALLEATI e NEMICI
7.  Si AVVICINANO ALLA CAVERNA PIU' PROFONDA superando una seconda soglia
8.  e sostengono LA PROVA CENTRALE nella caverna più profonda
9.  Si appropriano  della loro RICOMPENSA
10. Vengono inseguiti lungo la loro VIA DEL RITORNO nel Mondo Ordinario
11, Superano la terza soglia e vivono l'esperienza della RESURREZIONE che li trasforma.
12. RITORNANO CON L'ELISIR, una dote o un tesoro di cui beneficerà il Mondo ordinario.

Guerra Stellari, conosciuto anche come Una nuova speranza, si rifà moltissimo al viaggio dell'eroe. Infatti, George Lucas era un grande estimatore e amico di Joseph Campbell. Ma non userò il suo film come esempio per spiegare questo viaggio dell'eroe, bensì Matrix dei fratelli Wachowski, il mio sci-fi preferito.

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1. Vediamo il mondo ordinario di Thomas Anderson che di giorno è un impiegato, ma di notte è un hacker con il nome di Neo.
2. Riceve la chiamata all'avventura ossia l'incidente scatenante o catalizzatore che dà avvio alla storia ed è una chiamata nel vero senso della parola perché lo riceve attraverso il telefono mentre sta in ufficio. In realtà anche il FOLLOW THE WHITE RABBIT può essere anche questo una chiamata all'avventura che è stato ripreso da Alice nel paese delle meraviglie di Carroll e il paese delle meraviglie è il mondo straordinario di Alice.
3. Rifiuta questa chiamata all'avventura e infatti viene arrestato dagli Agenti.
4. Dopo il suo arresto incontra Morpheus, il Mentore, che gli spiega cos'è Matrix. e mette l'Eroe davanti a una scelta: se sceglie pillola blu si risveglia a casa sua come se non fosse successo niente e ritorna alla vita di tutti i giorni, mentre invece se sceglie pillola rossa entra nel "paese delle   meraviglie".
5. Sceglie ovviamente la pillola rossa ed entra nel mondo straordinario che è il mondo reale, non quello ordinario che è fittizio. Finisce qua il primo atto e inizia il secondo atto.
6. Le prove di Neo sono il suo addestramento e l'incontro con l'oracolo. I suoi Alleati sono ovviamente tutti i membri della Nabucodonosor, a parte Cypher che si rivela essere uno Shapeshifter ossia da buono diventa cattivo. Tradisce i suoi Alleati e consegna Morpheus ai Nemici ossia gli Agenti.
7. Neo e Trinity decidono di addentrarsi nella caverna più profonda ossia il palazzo dove è tenuto prigioniero Morpheus.
8. In questa prova centrale affrontano gli Agenti e i loro uomini.
9. Dopo aver affrontato la prova centrale hanno la loro ricompensa ovvero la liberazione di Morpheus. Qui finisce il secondo atto e inizia il terzo.
10. Qui Neo durante la loro fuga affronta l'Agente Smith che è l'Ombra ossia l'antagonista.
11. Neo muore ma resuscita. Capisce di essere veramente l'Eletto e uccide senza difficoltà l'Agente           Smith.
12. Neo decide di mostrare la verità all'umanità.

Questa è la formula perfetta per scrivere un film di successo. Guerre Stellari ha seguito questa formula e la trilogia ha avuto il successo che conosciamo tutti.  Ma anche il recente Interstellar di Nolan contiene il viaggio dell'eroe: Cooper vive nel suo mondo ordinario, riceve una chiamata all'avventura, ma rifiuta questa chiamata, ma incontra il dottor Brand (il Mentore) che lo convince a partire, lascia così il mondo ordinario per addentrarsi nel mondo straordinario ossia nello spazio, affronta varie prove nello spazio insieme ai suoi alleati, ma si addentra nella caverna più profonda ossia il pianeta del dottor Mann che l'Ombra e qui affronta Mann, ma muore e resuscita per poi ritornare a casa.

Anche Il signore degli anelli è un viaggio dell'eroe. Sicuramente Tolkien non ha letto il libro di Campbell o quello di Vogler, ma, essendo un professore di letteratura, conosceva bene i miti di ogni cultura e così che ha scritto un libro di successo che è poi diventato anche un film cult.

Il viaggio dell'eroe non si limita solo alla fantascienza o al fantasy, ma anche ad altri generi come lo storico (Il gladiatore) e il western (Balla coi lupi). Tra l'altro sia il film di Scott che quello di Costner hanno vinto parecchi premi ed è l'ennesima dimostrazione che se si segue il viaggio dell'eroe, si fa un film di successo.

Simon Pegg ed Edgar Wright non hanno mai negato che si sono rifatti al viaggio dell'eroe per la loro trilogia del cornetto: L'alba dei morti dementi (Shaun of the dead), Hot Fuzz e La fine del mondo (The World's End). Qui Overthinkingit analizza la trilogia del cornetto seguendo le fasi del viaggio dell'eroe. Seguendo proprio questa formula che i tre film sono diventati dei cult.

In realtà in ogni storia ritroviamo il viaggio dell'eroe: si possono omettere alcune fasi del viaggio, aggiungere delle fasi, ma anche invertire delle fasi. Per esempio, qualcosa del viaggio dell'eroe l'ho pure ritrovato in American Sniper di Eastwood: il protagonista decide di arruolarsi nell'esercito dopo aver visto in televisione un attentato (chiamata all'avventura), lascia il suo mondo ordinario per addentarsi nel mondo straordinario dove incontra il Mentore e vari Alleati,  poi nella prova centrale affronta l'Ombra ossia il cecchino nemico, per poi ritornare nel mondo ordinario.

Proprio per questo che il viaggio dell'eroe è chiamato anche monomito da Campbell. Così, non ha tutti i torti Miss Ritter, l'insegnante di Peter Parker in Amazing Spiderman, quando dice:  Una volta avevo un professore che amava dire agli studenti che esistono solo 10 trame diverse in tutta la narrativa. Be, io sono qui per dirvi che si sbagliava. C'è ne soltanto una: "Chi sono io?"