domenica 22 novembre 2015
Dio esiste e vive a Bruxelles
Dio esiste e vive a Bruxelles. Abita in un appartamento con la moglie e la figlia undicenne Ea. Questo Dio si divertente a tormentare la gente per il piacere di farlo, finché sua figlia decide di spedire all'umanità la loro data di morte con tanto di countdown e di scendere sulla terra per cercare sei nuovi apostoli con cui redigere un un nuovo testamento.
Tra le varie incarnazioni cinematografiche di Dio, quello donna in Dogma di Kevin Smith o quello nero in Una settimana da Dio, mancava quello pantofolaio interpretato da Benoit Poelvoorde che attraverso il suo computer si diverte a far soffrire gli uomini. Al primo impatto può sembrare un film blasfemo, ma il regista Jaco Van Dormael riesce a raccontare con malinconia e sensibilità un'umanità disperata e ci fa addentrare nel loro quotidiano. E questa umanità è rappresentata da questi nuovi sei apostoli, tra cui figura anche una Catherine Deneuve che non riesce più amare suo marito ma finisce per innamorarsi di un gorilla.
Jaco Van Dormael, sei anni dopo Mr Nobody, ci regala il suo quarto capolavoro, anzi la sua quarta poesia visiva. Nella regia la poesia visiva è quel modo di coniugare sapientemente l'immagine con la musica e questo si vede chiaramente nelle scene in cui Ea rivela ai sei apostoli la loro musica interiore.
Tra l'altro, questo regista belga, che qui fa un simpatico cameo, è un regista impegnato nel sociale: in tutti i suoi film (Toto le Heroes - Un eroe di fine millennio, L'ottavo Giorno, Mr Nobody e Dio esiste e vive a Bruxelles) mette sempre un personaggio affetto dalla sindrome di down. Infatti, è molto sensibili alle tematiche dei disabili fisici e mentali e all'infanzia tanto che per un periodo ha fatto il clown.
Dimenticavo di dirvi di non andare via dopo i titoli di coda perché c'è una scena post-crediti geniale e divertente.
Se la mia recensione non ti ha convinto ad andarlo a vedere, ti dico che questo film rappresenterà il Belgio agli Oscar.
lunedì 2 novembre 2015
Festa del Cinema di Roma contro Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
Cosa fa di un festival cinematografico un festival cinematografico? Innanzitutto i film, provenienti da ogni parte del mondo, che vengono proiettati in versione originale. Poi, ci sono gli attori che sfilano sul red carpet. Infatti, un festival cinematografico è un grande momento per lo spettatore medio incontrare il proprio attore e/o regista preferito per chiedergli l'autografo o farsi un selfie insieme a loro. Per non parlare del fatto che si ha l'occasione di vedere il film con il regista e il cast presenti in sala. Questo è essenzialmente un festival cinematografico e nel mondo quelli più importanti sono tre: Berlino, Cannes e Venezia. In Italia quelli più importanti sono la Festa del Cinema di Roma e la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Ma tra i due chi vince? Ora farò un confronto tra i due e prenderò in esamina le edizioni di quest'anno, anche perché a Venezia ci sono andato quest'anno per la prima volta.
Il festival del cinema di Venezia è il festival cinematografico più antico nel mondo poiché la prima edizione si è tenuta nel 1932. Mentre invece il festival del cinema di Roma ha compiuto recentemente solo 10 anni. Direi che ha più esperienza Venezia.
Il festival del cinema di Venezia non si tiene propriamente a Venezia, ma al Lido che è una sottile isola che si trova nella laguna di Venezia. Nel periodo della mostra il Lido si trasforma in una vera isola del cinema. Il festival del cinema di Roma invece si tiene all'Auditorium Parco della Musica. Diciamoci la verità, è più suggestivo un'isola che un auditorium.
Gli schermi dell'Auditorium non è che siano il massimo per vedere i film, anche perché l'Auditorium è stato costruito per farci i concerti e poi quest'anno hanno levato la Santa Cecilia che era la sala più grande dell'Auditorium. Mentre invece con la sala Darsena e la sala Grande di Venezia ti puoi godere a pieno un film.
Per raggiungere il Lido si deve prendere il vaporetto e quelli che portano al Lido sono il 2 e il 20. Agli accreditati viene dato il biglietto per viaggiare sul 2 e questo biglietto vale per solo per il periodo del festival, Per andare da San Zaccaria al Lido ci si mette circa 20 minuti. Per andare invece all'Auditorium si può prendere la navetta Cinema, autobus, metro o tram e di solito non si sa mai se arrivi in tempo per la proiezione o per l'incontro. Uno dei tanti fattori è il traffico di Roma, ma a volte succede che l'autista sbaglia strada e non si ferma dove dovrebbe, ossia l'Auditorium. Vaporetto a vita.
Sia il festival di Venezia che quello di Roma hanno le postazioni radiofoniche. A Venezia in una sala dell' Exelcelsior ci sono quelli di Hollywood Party (noto programma radiofonico di Radio Tre sul cinema) che fanno le dirette. All'Auditorium invece ci sono quelli invece di Radio 2 che fanno le dirette dal pomeriggio alla sera. E' molto più figo Hollywood Party.
Per quanto riguarda la carta, il festival di Venezia ha il giornaliero di Ciak dove puoi trovare le sinossi dei film del giorno, le interviste a registi e attori, le classifiche dei film secondo la critica e il pubblico del festival e i tweet cattivi sul festival. Invece il festival di Roma ha solo una rivista settimanale fatta da Mymovies dove si possono trovare le sinossi dei film giorno per giorno. Vince decisamente Ciak anche perché solo lì puoi trovare le recensioni di Stefano Disegni sui film del festival e, se conoscete bene Disegni, sapete che le sue recensioni sono fatte per stroncare i film in modo satirico.
All'Excelsior si possono prendere Martini gratis e anche qualcosa da sgranocchiare. Si può dire quindi che verso le 18 si può fare un aperitivo gratis. All'Auditorium invece hanno messo un erogatore dove puoi prendere l'acqua gratis e si può scegliere tra naturale e frizzante. Tra l'altro le opzioni sono: bottiglia, bottiglietta e bicchiere. Direi che è una buona cosa per risparmiare soldi e non spendere ogni volta un euro e cinquanta per una bottiglietta d'acqua. Tra acqua e alcool, preferisco alcool. Quindi Martini a vita.
In entrambi i festival bazzicano più o meno le stesse persone. Solitamente queste persone sono giornalisti, come per esempio Emanuele Rauco o Francesco Alò. Senza dimenticare che in entrambi i festival puoi trovare lui, che chiamerò l'Hipster per ovvi motivi, e mi chiedo se sia anche lui un giornalista. Parlando di persone che frequentano i festival, in quello di Roma potete trovare i gemelli. Questi gemelli non vanno mai a vedere un film, ma si limitano a camminare avanti e indietro per l'Auditorium e osservano il flusso della gente. Se in questi dieci anni siete andati al festival del cinema di Roma, sicuramente li avrete visti qualche volta.
Il personale del festival del cinema di Roma non è un grande personale. Sono di un'acidità quando ti dicono di non alzare il badge per prendere meglio il codice a barre e sono inquietanti quando durante la proiezione vagano con i loro visori notturni alla Splinter Cell. Il personale del festival di Venezia invece sono più gentili e non ti rompono le palle se hai un cellulare acceso. Poi del personale di Venezia ho impresso il sorriso che mi faceva l'hostess carina quando uscivo dal bagno della sala Darsena.
Al festival del cinema di Roma, oltre alle proiezioni, puoi assistere agli incontri con attori e registi, ma quest'anno ci sono stati anche incontri con personaggi che non erano legati al mondo del cinema come Renzo Piano e Riccardo Muti. Per assistere agli incontri bisogna subito comprare il biglietto altrimenti si rischia di trovare esaurito, mentre invece gli accreditati si devono mettere in fila almeno un'ora prima, due ore se l'ospite è uno importante. Era interessante il format ideato da Antonio Monda: si intervista l'ospite (talvolta gli ospiti erano due) e si alterna l'intervista con clip dei film che ha diretto o in cui ha recitato. Anche a Venezia ci sono gli incontri con personaggi legati al mondo del cinema nello spazio Cinema nel Giardino sempre al Lido. Questi incontri sono gratuiti e gli ospiti non sono vip internazionali come quelli del festival del cinema di Roma, ma Giuseppe Tornatore si può benissimo considerare international. Questa volta vince decisamente Roma.
Veniamo adesso all'essenza dei festival: i film. A Venezia non trovi mai un buco tra una proiezione e l'altra. Alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si possono trovare film che possono soddisfare il cinefilo sfrenato da quelli che sono in Concorso a quelli della sezione Orizzonti, senza dimenticare la sezione parallela delle Giornate degli Autori. Tra Orizzonti e le Giornate degli Autori puoi trovare film che, dopo averli visti, dici "ma che cazzo ho visto?" In ogni caso a Venezia trovi il Cinema con la C maiuscola e te lo vedi con il cast presente in sala. Questo vuol dire che puoi farti un selfie con il tuo attore/regista preferito e chiedergli l'autografo. Alla Festa del Cinema trovi film più fruibili al pubblico e solo qui puoi trovare in programma commedie e cinema di genere (ma quanto ha spaccato Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti?) con la sezione parallela Alice in Città per i bambini, ma senza le star e l'unica star internazionale presente in questo festival era Ellen Page. No, Jude Law non lo considero perché era già in questi giorni a Roma a fare il Papa per Sorrentino. Sono scelte di Antonio Monda, ma direi che sono scelte sbagliate visto un bilancio non proprio positivo di questa festival, anzi di questa festa. Come direbbe Arrow, "Antonio Monda, you have failed this festival."
Concludo dicendo che, quando è morto Wes Craven, Alberto Barbera ha deciso di omaggiarlo proiettando al festival il suo capolavoro: Nightmare. Invece il festival del cinema di Roma cosa ha mai fatto durante l'anniversario de Il ritorno al futuro? Si è limitato a massimo a mettere un cartonato della DeLorean sul red carpet. Invece di fare il red carpet con cinquanta youtubers, più i quattro attori (sempre se vogliamo chiamarli attori) di Game Therapy si poteva benissimo fare una proiezione del film di Zemeckis. Grande Giove!
Alla fin fine, in questa battaglia tra i festival abbiamo un vincitore ed è Venezia. Il leone ha prevalso sulla lupa.
Il festival del cinema di Venezia è il festival cinematografico più antico nel mondo poiché la prima edizione si è tenuta nel 1932. Mentre invece il festival del cinema di Roma ha compiuto recentemente solo 10 anni. Direi che ha più esperienza Venezia.
Il festival del cinema di Venezia non si tiene propriamente a Venezia, ma al Lido che è una sottile isola che si trova nella laguna di Venezia. Nel periodo della mostra il Lido si trasforma in una vera isola del cinema. Il festival del cinema di Roma invece si tiene all'Auditorium Parco della Musica. Diciamoci la verità, è più suggestivo un'isola che un auditorium.
Gli schermi dell'Auditorium non è che siano il massimo per vedere i film, anche perché l'Auditorium è stato costruito per farci i concerti e poi quest'anno hanno levato la Santa Cecilia che era la sala più grande dell'Auditorium. Mentre invece con la sala Darsena e la sala Grande di Venezia ti puoi godere a pieno un film.
Per raggiungere il Lido si deve prendere il vaporetto e quelli che portano al Lido sono il 2 e il 20. Agli accreditati viene dato il biglietto per viaggiare sul 2 e questo biglietto vale per solo per il periodo del festival, Per andare da San Zaccaria al Lido ci si mette circa 20 minuti. Per andare invece all'Auditorium si può prendere la navetta Cinema, autobus, metro o tram e di solito non si sa mai se arrivi in tempo per la proiezione o per l'incontro. Uno dei tanti fattori è il traffico di Roma, ma a volte succede che l'autista sbaglia strada e non si ferma dove dovrebbe, ossia l'Auditorium. Vaporetto a vita.
Sia il festival di Venezia che quello di Roma hanno le postazioni radiofoniche. A Venezia in una sala dell' Exelcelsior ci sono quelli di Hollywood Party (noto programma radiofonico di Radio Tre sul cinema) che fanno le dirette. All'Auditorium invece ci sono quelli invece di Radio 2 che fanno le dirette dal pomeriggio alla sera. E' molto più figo Hollywood Party.
Per quanto riguarda la carta, il festival di Venezia ha il giornaliero di Ciak dove puoi trovare le sinossi dei film del giorno, le interviste a registi e attori, le classifiche dei film secondo la critica e il pubblico del festival e i tweet cattivi sul festival. Invece il festival di Roma ha solo una rivista settimanale fatta da Mymovies dove si possono trovare le sinossi dei film giorno per giorno. Vince decisamente Ciak anche perché solo lì puoi trovare le recensioni di Stefano Disegni sui film del festival e, se conoscete bene Disegni, sapete che le sue recensioni sono fatte per stroncare i film in modo satirico.
All'Excelsior si possono prendere Martini gratis e anche qualcosa da sgranocchiare. Si può dire quindi che verso le 18 si può fare un aperitivo gratis. All'Auditorium invece hanno messo un erogatore dove puoi prendere l'acqua gratis e si può scegliere tra naturale e frizzante. Tra l'altro le opzioni sono: bottiglia, bottiglietta e bicchiere. Direi che è una buona cosa per risparmiare soldi e non spendere ogni volta un euro e cinquanta per una bottiglietta d'acqua. Tra acqua e alcool, preferisco alcool. Quindi Martini a vita.
In entrambi i festival bazzicano più o meno le stesse persone. Solitamente queste persone sono giornalisti, come per esempio Emanuele Rauco o Francesco Alò. Senza dimenticare che in entrambi i festival puoi trovare lui, che chiamerò l'Hipster per ovvi motivi, e mi chiedo se sia anche lui un giornalista. Parlando di persone che frequentano i festival, in quello di Roma potete trovare i gemelli. Questi gemelli non vanno mai a vedere un film, ma si limitano a camminare avanti e indietro per l'Auditorium e osservano il flusso della gente. Se in questi dieci anni siete andati al festival del cinema di Roma, sicuramente li avrete visti qualche volta.
Il personale del festival del cinema di Roma non è un grande personale. Sono di un'acidità quando ti dicono di non alzare il badge per prendere meglio il codice a barre e sono inquietanti quando durante la proiezione vagano con i loro visori notturni alla Splinter Cell. Il personale del festival di Venezia invece sono più gentili e non ti rompono le palle se hai un cellulare acceso. Poi del personale di Venezia ho impresso il sorriso che mi faceva l'hostess carina quando uscivo dal bagno della sala Darsena.
Al festival del cinema di Roma, oltre alle proiezioni, puoi assistere agli incontri con attori e registi, ma quest'anno ci sono stati anche incontri con personaggi che non erano legati al mondo del cinema come Renzo Piano e Riccardo Muti. Per assistere agli incontri bisogna subito comprare il biglietto altrimenti si rischia di trovare esaurito, mentre invece gli accreditati si devono mettere in fila almeno un'ora prima, due ore se l'ospite è uno importante. Era interessante il format ideato da Antonio Monda: si intervista l'ospite (talvolta gli ospiti erano due) e si alterna l'intervista con clip dei film che ha diretto o in cui ha recitato. Anche a Venezia ci sono gli incontri con personaggi legati al mondo del cinema nello spazio Cinema nel Giardino sempre al Lido. Questi incontri sono gratuiti e gli ospiti non sono vip internazionali come quelli del festival del cinema di Roma, ma Giuseppe Tornatore si può benissimo considerare international. Questa volta vince decisamente Roma.
Veniamo adesso all'essenza dei festival: i film. A Venezia non trovi mai un buco tra una proiezione e l'altra. Alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si possono trovare film che possono soddisfare il cinefilo sfrenato da quelli che sono in Concorso a quelli della sezione Orizzonti, senza dimenticare la sezione parallela delle Giornate degli Autori. Tra Orizzonti e le Giornate degli Autori puoi trovare film che, dopo averli visti, dici "ma che cazzo ho visto?" In ogni caso a Venezia trovi il Cinema con la C maiuscola e te lo vedi con il cast presente in sala. Questo vuol dire che puoi farti un selfie con il tuo attore/regista preferito e chiedergli l'autografo. Alla Festa del Cinema trovi film più fruibili al pubblico e solo qui puoi trovare in programma commedie e cinema di genere (ma quanto ha spaccato Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti?) con la sezione parallela Alice in Città per i bambini, ma senza le star e l'unica star internazionale presente in questo festival era Ellen Page. No, Jude Law non lo considero perché era già in questi giorni a Roma a fare il Papa per Sorrentino. Sono scelte di Antonio Monda, ma direi che sono scelte sbagliate visto un bilancio non proprio positivo di questa festival, anzi di questa festa. Come direbbe Arrow, "Antonio Monda, you have failed this festival."
Concludo dicendo che, quando è morto Wes Craven, Alberto Barbera ha deciso di omaggiarlo proiettando al festival il suo capolavoro: Nightmare. Invece il festival del cinema di Roma cosa ha mai fatto durante l'anniversario de Il ritorno al futuro? Si è limitato a massimo a mettere un cartonato della DeLorean sul red carpet. Invece di fare il red carpet con cinquanta youtubers, più i quattro attori (sempre se vogliamo chiamarli attori) di Game Therapy si poteva benissimo fare una proiezione del film di Zemeckis. Grande Giove!
Alla fin fine, in questa battaglia tra i festival abbiamo un vincitore ed è Venezia. Il leone ha prevalso sulla lupa.
domenica 11 ottobre 2015
Da Dead Set a Mr Robot: Lo specchio nero della società raccontato dalla televisione
Una serie televisiva non è solo intrattenimento, ma a volte può diventare anche un trattato di sociologia. Il primo ad aver avuto questa intuizione è stato Charlie Brooker. Egli ha scritto una miniserie di cinque episodi, Dead Set, che viene mandato in onda nel 2008 dal canale inglese E4. In Dead Set assistiamo alla finale del Grande Fratello inglese, ma inaspettatamente ci sarà un'invasione di zombie e i concorrenti, insieme ad alcuni membri della troupe, dovranno barricarsi nella casa del Grande Fratello per difendersi da questi morti viventi. Questa miniserie è una forte satira sulla società e sulla televisione: alla fine i morti viventi nella società sono quelle persone senza alcuni valori e sono solo interessati all'intrattenimento e alla televisione. Qui gli zombie vogliono proprio divorare i loro idoli della televisione.
Ma è con Black Mirror che Brooker fa un grande salto di qualità. Questa serie antologica, composta da due stagioni più una special natalizio più una terza stagione prodotta Netflix in arrivo, racconta essenzialmente del rapporto tra l'uomo e la tecnologia. In Messaggio al primo ministro (1x01) il primo ministro britannico deve avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta per liberare la principessa Susannah che è stata rapita. Tutto ciò alla fine si rivela essere un esperimento sociale ideato dal rapitore per provare quanto cinismo c'è nella società di oggi.
Mentre invece in Vota Waldo (2x03) si parla di politica, per essere precisi della democrazia.
Waldo, un personaggio comico della televisione, si candida in politica contro gli altri due candidati, uno del partito laburista e uno del partito conservatore. Waldo riceve molto consenso dal popolo che ormai si è stufato dei politici. Vi ricorda qualcosa? Si, sto parlando della politica italiana e precisamente di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle. Non esiste una vera democrazia, come ci viene raccontato nel finale dell'episodio.
In Continuum entriamo nel campo della fantascienza (in realtà c'eravamo giù addentrati parlando di Black Mirror). Nel 2077 il mondo è governato dalle corporazioni e un gruppo di terroristi, denominati Liber8, torna indietro nel 2012 per modificar il corso degli eventi, ma a tornare indietro nel tempo insieme a loro c'è una poliziotta che vuole impedire le malefatte di questi terroristi. Ma la domanda che si pone il telefilm è: chi combatte dalla parte giusta? Alla fine la protagonista è una poliziotta che lavora per un governo fascista. Queste corporazioni non sono altro che le multinazionali che non si fanno scrupoli a fare soldi a discapito della vita umana. E' sì un telefilm di fantascienza, ma non è molto lontano dalla realtà.
Le multinazionali diventano i cattivi anche in Mr Robot. La E Corp viene soprannominata da Elliot Evil Corp proprio perché rappresenta il male assoluto. Elliot di giorno è un informatico che lavora per una compagnia di sicurezza informatica, ma di notte è un hacker giustiziere che conserva in CD i dati delle sue vittime (in stile Dexter) ma la sua vita cambia quando viene contattato da un gruppo di hacker, noti come fsociety, per distruggere la Evil Corp. In un episodio c'è un monologo di Elliot molto crudo sulla società di oggi.
Qui la traduzione: Forse il fatto che tutti abbiamo creduto che Steve Jobs fosse una persona buona, anche sapendo che aveva guadagnato miliardi sulle spalle di bambini? O forse il fatto che tutti i nostri eroi sembrino contraffatti. Il mondo stesso non è altro che una grande truffa. Ci spammiamo con un costante resoconto di stronzate mascherate da opinioni, i nostri social media fingono intimità...oppure è perché abbiamo votato per tutto questo? Non con le nostre elezioni truccate, ma con le nostre cose, i nostri averi, i nostri soldi. Non sto dicendo niente di nuovo. Sappiamo tutti perché lo facciamo. Non perché i libri di Hunger Games ci rendono felici, ma perché vogliamo essere sedati. Perché fa male non fingere. Perché siamo dei codardi. Fanculo la società.
lunedì 14 settembre 2015
Pecore in erba
Pecore in erba di Alberto Caviglia è un mockumentary italiano che esplora il tema dell'antisemitismo al giorno d'oggi, usando il mezzo della satira. Per rendere credibile questo finto documentario si alternano interviste ad attori e interviste a esponenti della cultura come Corrado Augias, Vittorio Sgarbi, Gianni Canova, ma anche a esponenti della comunità ebraica di Roma. Per tutto il film si ride, ma sono risate amare. Oltre all'antisemitismo, vengono ripresi molti temi dell'attualità come la xenofobia. La lega nord qui nel film diventa la lega nerd e, come il movimento guidato Matteo Salvini, sono contro gli sbarchi e gli immigrati. Si parla inoltre della questione Israele - Palestina dove il protagonista, per via del suo antisemitismo, odia Israele tanto da ideare un kit dove si brucia la bandiera di Israele. Il film si pone quindi questa domanda: un antisionista deve per forza essere antisemita?
Il film è rivolto soprattutto a un pubblico giovane, soprattutto quello romano, essendo il regista dell'84. Ci sono riferimenti alle webserie, alle challenge su youtube, al fenomeno del web Giancarlo Magalli e a Breaking Bad.
Se il pubblico giovane ha apprezzato il film, quello più anziano l'ha proprio disprezzato. Mi raccontava la mia amica Carlotta che due signori, che erano seduti accanto a lei durante la visione del film, se ne erano andati schifati dopo la proiezione del film di Caviglia perché l'avevano ritenuto offensivo verso gli ebrei. Se fosse stato offensivo verso gli ebrei, non credo che i rappresentanti della comunità ebraica di Roma avrebbero partecipato al film. La satira è difficile da capire, ma proprio per questo motivo che funziona in modo efficace.
E' questo tipo di commedia che serve al cinema italiano. Far ridere e riflettere allo stesso tempo.
lunedì 31 agosto 2015
Poche ragazze da quelle parti
(Fan art di Paride Prete)
"Ci vuole qualcuno che si sacrifichi per gli altri. Anche a costo di rimanere solo. Non è per questo che esistono gli eroi?" Bastano queste parole per farci capire che Pikappa è un personaggio diverso da Paperinik. Non è più un personaggio buffo con gli stivaletti a molla che combatte contro i bassotti, ma un un vero supereroe che deve combattere minacce più grandi di lui come gli Evroniani, alieni succhia-emozioni, oppure il Razziatore, un pirata temporale. E' una nuova vita dove non c'è più posto per i suoi parenti e il suo vecchio alleato Archimede contro il crimine, come ci viene narrato in Zero Barra Uno, un numero che non esiste da cui è tratto la citazione iniziale. Pikappa è un personaggio più adulto, più umano.
Le storie di PKNA (Paperinik New Adventures) affrontavano tematiche adulte e più profonde rispetto alle classiche storie Disney. Alcune di esse erano davvero introspettive. Prendiamo Trauma dove a sconfiggere il villain di turno non è Pikappa con lo scudo extranformer oppure un mech ma Paperino stesso che ha imparato a dominare le sue paure. "Quel qualcosa si chiama coraggio, Uno. Cioè la capacità di trasformare la paura in forza, energia. Senza bisogno di essere mutanti." Ci sono anche storie malinconiche come Niente di personale dove Pikappa rimane solo a vivere nascosto nei sotterranei della Duclair Tower, abbandonato da tutti i suoi parenti e amici perché ritenuto da tutta Paperopoli un terrorista.
A mio parere l'autore che ha saputo meglio raccontare l'eroe con il mantello è Bruno Enna. Le sue storie erano molto poetiche. Ha iniziato con Mekkano. Viene approfondito il personaggio di Gorthan, uno scienziato evroniano già apparso nel citato Trauma. Gorthan si appassiona alla letteratura terrestre tanto da creare emozioni invece di assorbirle e acquistare ciò che lui chiama una malattia: una coscienza. C'è una grande morale in questa storia: la letteratura ci rende migliori. Nel caso di Gorthan è stato Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupery. Ma il vero capolavoro di Enna è Frammenti d'autunno in cui il vero protagonista non è Pk, ma Lyla come viene sottolineato dalla copertina. Lyla, che per chi non se lo ricorda è un androide, continua a sognare un misterioso uomo senza volto. E' forse un difetto di programmazione oppure è solo un piano di un uomo che ha cercato di creare l'amore in laboratorio? Con temi cari a Philip K. Dick questa è una grande storia arricchita con le matite di Claudio Sciarrone.
Questo è PK. Nato nel lontano 1995 con due serie, PKNA e PK2. No, la terza serie nota come PK Frittole non esiste, come del resto non esiste la nona stagione di Scrubs. Questo PK Frittole era un reboot dell'intera serie ed era molto infantile rispetto dalle altre due serie precedenti. Ricordo che presi solo i primi numeri, ma smisi subito per quanto era brutto questo nuovo Pk. L'unica terza serie esistente è PKNE che riprende la continuity delle prime due serie dopo 12 anni ossia nel 2014 e, nonostante le sue storie vengano pubblicato su Topolino, non viene edulcorato per niente. In Potere e Potenza assistiamo a un'esecuzione di Paperino. Il secondo episodio è stato Gli argini del tempo, una storia basata sui paradossi temporali. Ora verso ottobre-novembre avremo il terzo episodio, Il raggio nero, storia che mi intriga già dal titolo.
Ma altro punto forte di PK era la posta. Si rispondeva sarcasticamente ai lettori di PK, noti come Pkers. Ma ciò che rimase impresso di quella posta per tutti i Pkers era la frase con cui il Pk Team rispondeva ai lettori che trovavano qualche errore nelle storie "Poche ragazze da quelle parti."
martedì 4 agosto 2015
Il problema della produzioni italiane indipendenti (e non): la recitazione da cani
Guardatevi un attimo questo corto. Fatto? Ebbene, questo cortometraggio fa schifo. La regia è inesistente e lo è anche la sceneggiatura. Ciò che salta subito all'occhio è la pessima recitazione di queste due attrici. Renè Ferretti direbbe che sono due cagne.
E' questo il problema delle produzioni indipendenti che siano webserie, cortometraggi o perfino lungometraggi: una recitazione da cani. Quando siamo a questi livelli, il prodotto può essere definito amatoriale. E spesso sono proprio così le webserie o corti che si trovano su youtube. Il regista esordiente che si avvicina da poco al mondo del cinema chiama spesso i suoi amici per farli recitare nel suo prodotto ma questo è un grande errore. Se i suoi amici non sono attori, questo va molto a influire sul risultato finale del prodotto. Per esempio, gli attori chiamati da Lory Del Santo per la sua webserie The Lady non sono chiaramente attori, ma modelli o ex tronisti e questo si vede chiaramente. Se qualcuno riesce a fare peggio di The Lady, non può essere definito un regista.
La Del Santo, ma anche molti registi del tubo non si rendono conto di una cosa importante quando girano le loro cose: la direzione degli attori. Prima di dire "azione" il regista sa che i suoi attori recitano perché prima ha fatto le prove con gli attori, spiegandogli come deve essere il loro personaggio. Prima ancora di questo lavoro il regista fa una cosa importantissima ossia nel suo casting sceglie Attori con la A maiuscola. Questo significa dirigere attori e questo fa la differenza tra un prodotto amatoriale e un prodotto professionale. E so di cosa parlo perché ho fatto l'aiuto regista per un cortometraggio. I due registi di questo corto avevano due attori che erano davvero attori, soprattutto l'attore protagonista. Si erano fatto anche delle prove con gli attori prima delle riprese e infatti il prodotto finale è venuto più che bene.
Prima regola del regista esordiente è far recitare sempre attori che sono attori. Per andare sicuri si dovrebbe prendere persone che fanno o hanno fatto teatro. Se non sono attori, si fanno un sacco di prove affinché la loro recitazione sia perlomeno decente. Purtroppo, questa cosa si vede raramente nelle webserie o corti che si trovano su youtube e per questo motivo che fanno cagare.
Questo problema non si limita solo alle produzioni indipendenti ma anche alle fiction. Le nostre serie italiane fanno cagare non solo per la sceneggiatura, ma soprattutto per la recitazione da cani. I motivi di questa pessima recitazione possono essere tanti. Le prove con il regista non si fanno perché gli attori non sono pagati per farle. Attori cani vengono spesso raccomandati come viene raccontato in Boris. E spesso vengono scritte fiction apposta per attori cani come Manuela Arcuri o Gabriel Garko. C'è da dire che c'è un prodotto seriale italiano che si distingue da tutti gli altri, Romanzo Criminale - La serie, perché il regista Sollima ha preso tutti attori che venivano dal teatro e proprio per questo si vede una buona, anzi un'ottima recitazione.
Anche il cinema non scherza. Nei film recitano persone che vengono dalla casa del Grande Fratello oppure persone che vengono da youtube. C'è gente che studia recitazione per anni e questi qua che fanno i coglioni in televisione o su youtube hanno subito la svolta della loro carriera. Quando si fa il cinema non per la qualità, ma per i soldi.
Tu regista esordiente, ma anche quello professionale, quando lavori con gli attori, trattali come se fossero delle bestie, diceva il grande zio Alfred, affinché non siano dei cani.
lunedì 13 luglio 2015
Nascita di uno scrittore
Scrittore si nasce o si diventa? Bella domanda.
Prendiamo il caso di un ragazzo che va in un liceo di Roma, il Righi, ed è al suo ultimo anno. Un giorno vede arrivare nella sua classe una professoressa di italiano di un'altra classe, la Bajo, a parlare di un progetto. Tale progetto si chiama La Scienza Narrata, sponsorizzato dalla casa farmaceutica Merck Serono, e consiste nel far riflettere i giovani sull'importanza della scienza. Questa scienza narrata prevede un incontro introduttivo al Campidoglio e due laboratori di scrittura creativa, uno tenuto al Tasso e uno al Righi. Alla fine di questi due incontri gli studenti che hanno aderito a questo progetto, che alla fin fine è un concorso letterario, devono scrivere un racconto a tema scientifico. I migliori racconti verranno premiati insieme ai vincitori del premio letterario Merck Serono dove vengono premiati saggi e romanzi che parlano di scienza.
Passa qualche mese. Il nostro protagonista riceve inaspettatamente un'email. Scopre di aver vinto il terzo premio de La Scienza Narrata. Alt. Qualcosa non quadra. Il terzo premio non era previsto. Come è possibile? Il ragazzo svelerà questo arcano leggendo l'introduzione del libricino che raccoglie tutti i racconti che hanno partecipato al concorso, compreso il suo.
Consideri un segno decisamente positivo il fatto che la giuria abbia dovuto discutere per assegnare i premi, e che per trovare un felice punto di equilibrio abbia dovuto chiedere alla Merck Serono di aggiungere ai due inizialmente previsti un terzo premio.
Per lui questo terzo premio, del valore di 350 euro, lo considera speciale perché hanno deciso di aggiungerlo apposta per lui e infatti nelle edizioni successive rimarrà questo terzo premio. Questa giuria, composta da scienziati, scrittori e giornalisti, ha ritenuto il suo racconto meritevole tanto da non metterlo tra le menzioni d'onore, bensì da dargli il terzo premio.
E viene il 9 luglio. La cerimonia di premiazione. La location è Villa Miani, una villa davvero sontuosa. Presenti alla serata ci sono circa 400 invitati. Tra questi il vincitore del premio letterario Merck Serono, Paolo Giordano , il matematico Piergiorgio Odifreddi, i tre vincitori e le quattro menzioni d'onore più i loro accompagnatori.
La serata si svolge in questa maniera. Si inizia con un aperitivo lussuoso. Passa qualche un'oretta e inizia la cerimonia dove viene premiato lo scrittore-fisico con il suo romanzo La solitudine dei numeri primi e un saggista. Poi vengono premiati anche i ragazzi del concorso de La Scienza Narrata, che alla fine è uno spin-off del premio letterario Merck Serono dove si premia appunto il connubio tra letteratura e scienze. Il nostro ragazzo riceve la targa.
Be, da questa foto avrete capito chi è il protagonista di questa storia. Un tizio che si chiama Thanat Pagliani.
Dopo la cerimonia di premiazione comincia la cena. Ci sono ben due tavoli riservati per vincitori del concorso e per i loro rispettivi accompagnatori, tra questi ci sono anche il vice preside del Righi e la professoressa Bajo che rappresentano l'istituto del terzo classificato. Se l'aperitivo è di lusso, non è da meno la cena che potrebbe avere un valore di 100 euro a testa.
Finita la serata il ragazzo si porta a casa la targa, l'assegno e ben 5 libricini che raccolgono i 49 racconti che hanno partecipato al concorso.
Per rispondere alla domanda iniziale: scrittore si diventa. Per questo ragazzo che ha sempre letto esclusivamente fumetti e ha fatto il coglione per tutta la vita vincere un premio letterario era qualcosa di nuovo per lui. Vincere questo premio fà di lui uno scrittore? Allora, ha scritto un racconto e ha ricevuto dei soldi per aver scritto questo racconto, senza dimenticare che questo racconto è stato pubblicato in un'antologia in edizione limitata, direi proprio di si.
Thanat era diventato uno scrittore. Ora la sua ambizione è quella di diventare regista. Nel frattempo ha fatto tante cose, per esempio questo video per Repubblica insieme ai suoi tre colleghi Emanuele, Gloriana e Silvia. Nel frattempo lui continua a coltivare la sua passione per la scrittura, magari scrivendo il suo primo romanzo, partecipando ad altri concorsi letterari, scrivendo su un blog, ma soprattutto deve, e specifico deve, scrivere la sua prima sceneggiatura. Questa è la storia di un videomaker che sogna il cinema. Ci riuscirà? Ai posteri l'ardua sentenza.
P.S. Ma quanto devo essere idiota per parlare di me in terza persona?
Prendiamo il caso di un ragazzo che va in un liceo di Roma, il Righi, ed è al suo ultimo anno. Un giorno vede arrivare nella sua classe una professoressa di italiano di un'altra classe, la Bajo, a parlare di un progetto. Tale progetto si chiama La Scienza Narrata, sponsorizzato dalla casa farmaceutica Merck Serono, e consiste nel far riflettere i giovani sull'importanza della scienza. Questa scienza narrata prevede un incontro introduttivo al Campidoglio e due laboratori di scrittura creativa, uno tenuto al Tasso e uno al Righi. Alla fine di questi due incontri gli studenti che hanno aderito a questo progetto, che alla fin fine è un concorso letterario, devono scrivere un racconto a tema scientifico. I migliori racconti verranno premiati insieme ai vincitori del premio letterario Merck Serono dove vengono premiati saggi e romanzi che parlano di scienza.
Ecco i premi previsti per questo concorso letterario rivolto agli studenti delle scuole superiori:
1° classificato un premio del valore di 1000 euro
2° classificato un premio del valore di 500 euro
4 menzioni d'onore del valore di 250 euro
Il protagonista della nostra storia decide di partecipare a questo concorso letterario, spinto più dalla voglia di vincere un premio in denaro che dall'amore per la scienza. Ha sempre scritto racconti che nessuno ha mai letto, ma li aveva scritto per sé ed erano sempre storie di avventure e fantascienza. Ma ora un suo racconto verrò giudicato da una giura. Sa di non essere all'altezza perché un buon scrittore legge sempre libri, ma lui è uno che legge più fumetti. Per capire come deve essere un racconto a tema scientifico legge il libricino che gli hanno dato a uno di questi incontri. Tale libricino è una raccolta di racconti scritti da studenti del Tasso poiché questo progetto era partito un anno prima con il liceo classico Tasso. Dopo aver letto tutti questi racconti, il ragazzo non ha ancora idea di cosa scrivere. La sua fantasia è limitata dal fatto che il racconto deve parlare di scienza. Inizia allora a consultare i vari libri di scienza finché non trova l'argomento di cui vuole parlare. Da quell'argomento inizia a scrivere il racconto. Prima di mandare il suo racconto decide di farlo a leggere a tutti per avere critiche e consigli per migliorare il racconto. Fa quello che si chiama labor limae, una limatura per ridefinire il racconto, E' una specie di editing letterario per rendere piu scorrevole e piacevole il racconto. Così, il giorno prima della scadenza il ragazzo manda il racconto al concorso e pensa "Non devo essere in ansia perché tanto non vincerò."
Passa qualche mese. Il nostro protagonista riceve inaspettatamente un'email. Scopre di aver vinto il terzo premio de La Scienza Narrata. Alt. Qualcosa non quadra. Il terzo premio non era previsto. Come è possibile? Il ragazzo svelerà questo arcano leggendo l'introduzione del libricino che raccoglie tutti i racconti che hanno partecipato al concorso, compreso il suo.
Consideri un segno decisamente positivo il fatto che la giuria abbia dovuto discutere per assegnare i premi, e che per trovare un felice punto di equilibrio abbia dovuto chiedere alla Merck Serono di aggiungere ai due inizialmente previsti un terzo premio.
Per lui questo terzo premio, del valore di 350 euro, lo considera speciale perché hanno deciso di aggiungerlo apposta per lui e infatti nelle edizioni successive rimarrà questo terzo premio. Questa giuria, composta da scienziati, scrittori e giornalisti, ha ritenuto il suo racconto meritevole tanto da non metterlo tra le menzioni d'onore, bensì da dargli il terzo premio.
E viene il 9 luglio. La cerimonia di premiazione. La location è Villa Miani, una villa davvero sontuosa. Presenti alla serata ci sono circa 400 invitati. Tra questi il vincitore del premio letterario Merck Serono, Paolo Giordano , il matematico Piergiorgio Odifreddi, i tre vincitori e le quattro menzioni d'onore più i loro accompagnatori.
La serata si svolge in questa maniera. Si inizia con un aperitivo lussuoso. Passa qualche un'oretta e inizia la cerimonia dove viene premiato lo scrittore-fisico con il suo romanzo La solitudine dei numeri primi e un saggista. Poi vengono premiati anche i ragazzi del concorso de La Scienza Narrata, che alla fine è uno spin-off del premio letterario Merck Serono dove si premia appunto il connubio tra letteratura e scienze. Il nostro ragazzo riceve la targa.
Be, da questa foto avrete capito chi è il protagonista di questa storia. Un tizio che si chiama Thanat Pagliani.
Dopo la cerimonia di premiazione comincia la cena. Ci sono ben due tavoli riservati per vincitori del concorso e per i loro rispettivi accompagnatori, tra questi ci sono anche il vice preside del Righi e la professoressa Bajo che rappresentano l'istituto del terzo classificato. Se l'aperitivo è di lusso, non è da meno la cena che potrebbe avere un valore di 100 euro a testa.
Finita la serata il ragazzo si porta a casa la targa, l'assegno e ben 5 libricini che raccolgono i 49 racconti che hanno partecipato al concorso.
Per rispondere alla domanda iniziale: scrittore si diventa. Per questo ragazzo che ha sempre letto esclusivamente fumetti e ha fatto il coglione per tutta la vita vincere un premio letterario era qualcosa di nuovo per lui. Vincere questo premio fà di lui uno scrittore? Allora, ha scritto un racconto e ha ricevuto dei soldi per aver scritto questo racconto, senza dimenticare che questo racconto è stato pubblicato in un'antologia in edizione limitata, direi proprio di si.
Thanat era diventato uno scrittore. Ora la sua ambizione è quella di diventare regista. Nel frattempo ha fatto tante cose, per esempio questo video per Repubblica insieme ai suoi tre colleghi Emanuele, Gloriana e Silvia. Nel frattempo lui continua a coltivare la sua passione per la scrittura, magari scrivendo il suo primo romanzo, partecipando ad altri concorsi letterari, scrivendo su un blog, ma soprattutto deve, e specifico deve, scrivere la sua prima sceneggiatura. Questa è la storia di un videomaker che sogna il cinema. Ci riuscirà? Ai posteri l'ardua sentenza.
P.S. Ma quanto devo essere idiota per parlare di me in terza persona?
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