Scompare improvvisamente Leonardo Zuliani, noto attivista di Roma. Dalla sua scomparsa i giornalisti di SkyTG24 decidono di fargli uno speciale intervistando le persone che hanno fatto parte della vita di questo attivista. Si ha così un ritratto di un personaggio antisemita.
Pecore in erba di Alberto Caviglia è un mockumentary italiano che esplora il tema dell'antisemitismo al giorno d'oggi, usando il mezzo della satira. Per rendere credibile questo finto documentario si alternano interviste ad attori e interviste a esponenti della cultura come Corrado Augias, Vittorio Sgarbi, Gianni Canova, ma anche a esponenti della comunità ebraica di Roma. Per tutto il film si ride, ma sono risate amare. Oltre all'antisemitismo, vengono ripresi molti temi dell'attualità come la xenofobia. La lega nord qui nel film diventa la lega nerd e, come il movimento guidato Matteo Salvini, sono contro gli sbarchi e gli immigrati. Si parla inoltre della questione Israele - Palestina dove il protagonista, per via del suo antisemitismo, odia Israele tanto da ideare un kit dove si brucia la bandiera di Israele. Il film si pone quindi questa domanda: un antisionista deve per forza essere antisemita?
Il film è rivolto soprattutto a un pubblico giovane, soprattutto quello romano, essendo il regista dell'84. Ci sono riferimenti alle webserie, alle challenge su youtube, al fenomeno del web Giancarlo Magalli e a Breaking Bad.
Se il pubblico giovane ha apprezzato il film, quello più anziano l'ha proprio disprezzato. Mi raccontava la mia amica Carlotta che due signori, che erano seduti accanto a lei durante la visione del film, se ne erano andati schifati dopo la proiezione del film di Caviglia perché l'avevano ritenuto offensivo verso gli ebrei. Se fosse stato offensivo verso gli ebrei, non credo che i rappresentanti della comunità ebraica di Roma avrebbero partecipato al film. La satira è difficile da capire, ma proprio per questo motivo che funziona in modo efficace.
E' questo tipo di commedia che serve al cinema italiano. Far ridere e riflettere allo stesso tempo.
"Ci vuole qualcuno che si sacrifichi per gli altri. Anche a costo di rimanere solo. Non è per questo che esistono gli eroi?" Bastano queste parole per farci capire che Pikappa è un personaggio diverso da Paperinik. Non è più un personaggio buffo con gli stivaletti a molla che combatte contro i bassotti, ma un un vero supereroe che deve combattere minacce più grandi di lui come gli Evroniani, alieni succhia-emozioni, oppure il Razziatore, un pirata temporale. E' una nuova vita dove non c'è più posto per i suoi parenti e il suo vecchio alleato Archimede contro il crimine, come ci viene narrato in Zero Barra Uno, un numero che non esiste da cui è tratto la citazione iniziale. Pikappa è un personaggio più adulto, più umano.
Le storie di PKNA (Paperinik New Adventures) affrontavano tematiche adulte e più profonde rispetto alle classiche storie Disney. Alcune di esse erano davvero introspettive. Prendiamo Trauma dove a sconfiggere il villain di turno non è Pikappa con lo scudo extranformer oppure un mech ma Paperino stesso che ha imparato a dominare le sue paure. "Quel qualcosa si chiama coraggio, Uno. Cioè la capacità di trasformare la paura in forza, energia. Senza bisogno di essere mutanti." Ci sono anche storie malinconiche come Niente di personale dove Pikappa rimane solo a vivere nascosto nei sotterranei della Duclair Tower, abbandonato da tutti i suoi parenti e amici perché ritenuto da tutta Paperopoli un terrorista.
A mio parere l'autore che ha saputo meglio raccontare l'eroe con il mantello è Bruno Enna. Le sue storie erano molto poetiche. Ha iniziato con Mekkano. Viene approfondito il personaggio di Gorthan, uno scienziato evroniano già apparso nel citato Trauma. Gorthan si appassiona alla letteratura terrestre tanto da creare emozioni invece di assorbirle e acquistare ciò che lui chiama una malattia: una coscienza. C'è una grande morale in questa storia: la letteratura ci rende migliori. Nel caso di Gorthan è stato Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupery. Ma il vero capolavoro di Enna è Frammenti d'autunno in cui il vero protagonista non è Pk, ma Lyla come viene sottolineato dalla copertina. Lyla, che per chi non se lo ricorda è un androide, continua a sognare un misterioso uomo senza volto. E' forse un difetto di programmazione oppure è solo un piano di un uomo che ha cercato di creare l'amore in laboratorio? Con temi cari a Philip K. Dick questa è una grande storia arricchita con le matite di Claudio Sciarrone.
Questo è PK. Nato nel lontano 1995 con due serie, PKNA e PK2. No, la terza serie nota come PK Frittole non esiste, come del resto non esiste la nona stagione di Scrubs. Questo PK Frittole era un reboot dell'intera serie ed era molto infantile rispetto dalle altre due serie precedenti. Ricordo che presi solo i primi numeri, ma smisi subito per quanto era brutto questo nuovo Pk. L'unica terza serie esistente è PKNE che riprende la continuity delle prime due serie dopo 12 anni ossia nel 2014 e, nonostante le sue storie vengano pubblicato su Topolino, non viene edulcorato per niente. In Potere e Potenza assistiamo a un'esecuzione di Paperino. Il secondo episodio è stato Gli argini del tempo, una storia basata sui paradossi temporali. Ora verso ottobre-novembre avremo il terzo episodio, Il raggio nero, storia che mi intriga già dal titolo.
Ma altro punto forte di PK era la posta. Si rispondeva sarcasticamente ai lettori di PK, noti come Pkers. Ma ciò che rimase impresso di quella posta per tutti i Pkers era la frase con cui il Pk Team rispondeva ai lettori che trovavano qualche errore nelle storie "Poche ragazze da quelle parti."
Guardatevi un attimo questo corto. Fatto? Ebbene, questo cortometraggio fa schifo. La regia è inesistente e lo è anche la sceneggiatura. Ciò che salta subito all'occhio è la pessima recitazione di queste due attrici. Renè Ferretti direbbe che sono due cagne.
E' questo il problema delle produzioni indipendenti che siano webserie, cortometraggi o perfino lungometraggi: una recitazione da cani. Quando siamo a questi livelli, il prodotto può essere definito amatoriale. E spesso sono proprio così le webserie o corti che si trovano su youtube. Il regista esordiente che si avvicina da poco al mondo del cinema chiama spesso i suoi amici per farli recitare nel suo prodotto ma questo è un grande errore. Se i suoi amici non sono attori, questo va molto a influire sul risultato finale del prodotto. Per esempio, gli attori chiamati da Lory Del Santo per la sua webserie The Lady non sono chiaramente attori, ma modelli o ex tronisti e questo si vede chiaramente. Se qualcuno riesce a fare peggio di The Lady, non può essere definito un regista.
La Del Santo, ma anche molti registi del tubo non si rendono conto di una cosa importante quando girano le loro cose: la direzione degli attori. Prima di dire "azione" il regista sa che i suoi attori recitano perché prima ha fatto le prove con gli attori, spiegandogli come deve essere il loro personaggio. Prima ancora di questo lavoro il regista fa una cosa importantissima ossia nel suo casting sceglie Attori con la A maiuscola. Questo significa dirigere attori e questo fa la differenza tra un prodotto amatoriale e un prodotto professionale. E so di cosa parlo perché ho fatto l'aiuto regista per un cortometraggio. I due registi di questo corto avevano due attori che erano davvero attori, soprattutto l'attore protagonista. Si erano fatto anche delle prove con gli attori prima delle riprese e infatti il prodotto finale è venuto più che bene.
Prima regola del regista esordiente è far recitare sempre attori che sono attori. Per andare sicuri si dovrebbe prendere persone che fanno o hanno fatto teatro. Se non sono attori, si fanno un sacco di prove affinché la loro recitazione sia perlomeno decente. Purtroppo, questa cosa si vede raramente nelle webserie o corti che si trovano su youtube e per questo motivo che fanno cagare.
Questo problema non si limita solo alle produzioni indipendenti ma anche alle fiction. Le nostre serie italiane fanno cagare non solo per la sceneggiatura, ma soprattutto per la recitazione da cani. I motivi di questa pessima recitazione possono essere tanti. Le prove con il regista non si fanno perché gli attori non sono pagati per farle. Attori cani vengono spesso raccomandati come viene raccontato in Boris. E spesso vengono scritte fiction apposta per attori cani come Manuela Arcuri o Gabriel Garko. C'è da dire che c'è un prodotto seriale italiano che si distingue da tutti gli altri, Romanzo Criminale - La serie, perché il regista Sollima ha preso tutti attori che venivano dal teatro e proprio per questo si vede una buona, anzi un'ottima recitazione.
Anche il cinema non scherza. Nei film recitano persone che vengono dalla casa del Grande Fratello oppure persone che vengono da youtube. C'è gente che studia recitazione per anni e questi qua che fanno i coglioni in televisione o su youtube hanno subito la svolta della loro carriera. Quando si fa il cinema non per la qualità, ma per i soldi.
Tu regista esordiente, ma anche quello professionale, quando lavori con gli attori, trattali come se fossero delle bestie, diceva il grande zio Alfred, affinché non siano dei cani.
Prendiamo il caso di un ragazzo che va in un liceo di Roma, il Righi, ed è al suo ultimo anno. Un giorno vede arrivare nella sua classe una professoressa di italiano di un'altra classe, la Bajo, a parlare di un progetto. Tale progetto si chiama La Scienza Narrata, sponsorizzato dalla casa farmaceutica Merck Serono, e consiste nel far riflettere i giovani sull'importanza della scienza. Questa scienza narrata prevede un incontro introduttivo al Campidoglio e due laboratori di scrittura creativa, uno tenuto al Tasso e uno al Righi. Alla fine di questi due incontri gli studenti che hanno aderito a questo progetto, che alla fin fine è un concorso letterario, devono scrivere un racconto a tema scientifico. I migliori racconti verranno premiati insieme ai vincitori del premio letterario Merck Serono dove vengono premiati saggi e romanzi che parlano di scienza.
Ecco i premi previsti per questo concorso letterario rivolto agli studenti delle scuole superiori:
1° classificato un premio del valore di 1000 euro
2° classificato un premio del valore di 500 euro
4 menzioni d'onore del valore di 250 euro
Il protagonista della nostra storia decide di partecipare a questo concorso letterario, spinto più dalla voglia di vincere un premio in denaro che dall'amore per la scienza. Ha sempre scritto racconti che nessuno ha mai letto, ma li aveva scritto per sé ed erano sempre storie di avventure e fantascienza. Ma ora un suo racconto verrò giudicato da una giura. Sa di non essere all'altezza perché un buon scrittore legge sempre libri, ma lui è uno che legge più fumetti. Per capire come deve essere un racconto a tema scientifico legge il libricino che gli hanno dato a uno di questi incontri. Tale libricino è una raccolta di racconti scritti da studenti del Tasso poiché questo progetto era partito un anno prima con il liceo classico Tasso. Dopo aver letto tutti questi racconti, il ragazzo non ha ancora idea di cosa scrivere. La sua fantasia è limitata dal fatto che il racconto deve parlare di scienza. Inizia allora a consultare i vari libri di scienza finché non trova l'argomento di cui vuole parlare. Da quell'argomento inizia a scrivere il racconto. Prima di mandare il suo racconto decide di farlo a leggere a tutti per avere critiche e consigli per migliorare il racconto. Fa quello che si chiama labor limae, una limatura per ridefinire il racconto, E' una specie di editing letterario per rendere piu scorrevole e piacevole il racconto. Così, il giorno prima della scadenza il ragazzo manda il racconto al concorso e pensa "Non devo essere in ansia perché tanto non vincerò."
Passa qualche mese. Il nostro protagonista riceve inaspettatamente un'email. Scopre di aver vinto il terzo premio de La Scienza Narrata. Alt. Qualcosa non quadra. Il terzo premio non era previsto. Come è possibile? Il ragazzo svelerà questo arcano leggendo l'introduzione del libricino che raccoglie tutti i racconti che hanno partecipato al concorso, compreso il suo.
Consideri un segno decisamente positivo il fatto che la giuria abbia dovuto discutere per assegnare i premi, e che per trovare un felice punto di equilibrio abbia dovuto chiedere alla Merck Serono di aggiungere ai due inizialmente previsti un terzo premio.
Per lui questo terzo premio, del valore di 350 euro, lo considera speciale perché hanno deciso di aggiungerlo apposta per lui e infatti nelle edizioni successive rimarrà questo terzo premio. Questa giuria, composta da scienziati, scrittori e giornalisti, ha ritenuto il suo racconto meritevole tanto da non metterlo tra le menzioni d'onore, bensì da dargli il terzo premio.
E viene il 9 luglio. La cerimonia di premiazione. La location è Villa Miani, una villa davvero sontuosa. Presenti alla serata ci sono circa 400 invitati. Tra questi il vincitore del premio letterario Merck Serono, Paolo Giordano , il matematico Piergiorgio Odifreddi, i tre vincitori e le quattro menzioni d'onore più i loro accompagnatori.
La serata si svolge in questa maniera. Si inizia con un aperitivo lussuoso. Passa qualche un'oretta e inizia la cerimonia dove viene premiato lo scrittore-fisico con il suo romanzo La solitudine dei numeri primi e un saggista. Poi vengono premiati anche i ragazzi del concorso de La Scienza Narrata, che alla fine è uno spin-off del premio letterario Merck Serono dove si premia appunto il connubio tra letteratura e scienze. Il nostro ragazzo riceve la targa.
Be, da questa foto avrete capito chi è il protagonista di questa storia. Un tizio che si chiama Thanat Pagliani.
Dopo la cerimonia di premiazione comincia la cena. Ci sono ben due tavoli riservati per vincitori del concorso e per i loro rispettivi accompagnatori, tra questi ci sono anche il vice preside del Righi e la professoressa Bajo che rappresentano l'istituto del terzo classificato. Se l'aperitivo è di lusso, non è da meno la cena che potrebbe avere un valore di 100 euro a testa.
Finita la serata il ragazzo si porta a casa la targa, l'assegno e ben 5 libricini che raccolgono i 49 racconti che hanno partecipato al concorso.
Per rispondere alla domanda iniziale: scrittore si diventa. Per questo ragazzo che ha sempre letto esclusivamente fumetti e ha fatto il coglione per tutta la vita vincere un premio letterario era qualcosa di nuovo per lui. Vincere questo premio fà di lui uno scrittore? Allora, ha scritto un racconto e ha ricevuto dei soldi per aver scritto questo racconto, senza dimenticare che questo racconto è stato pubblicato in un'antologia in edizione limitata, direi proprio di si.
Thanat era diventato uno scrittore. Ora la sua ambizione è quella di diventare regista. Nel frattempo ha fatto tante cose, per esempio questo video per Repubblica insieme ai suoi tre colleghi Emanuele, Gloriana e Silvia. Nel frattempo lui continua a coltivare la sua passione per la scrittura, magari scrivendo il suo primo romanzo, partecipando ad altri concorsi letterari, scrivendo su un blog, ma soprattutto deve, e specifico deve, scrivere la sua prima sceneggiatura. Questa è la storia di un videomaker che sogna il cinema. Ci riuscirà? Ai posteri l'ardua sentenza.
P.S. Ma quanto devo essere idiota per parlare di me in terza persona?
Non ce ne rendiamo conto ma sentiamo la mancanza degli anni '90. Basta vedere che fanno revival di ogni cosa che faceva parte di quegli anni. Nel campo dei fumetti hanno resuscitato il personaggio di PK, nato nel 1996, basandosi sul personaggio di Paperinik, e l'ultimo numero di PKNA uscì nel dicembre del 2000, ma ebbe anche una seconda serie, PK2, molto più matura della precedente. Nel campo delle serie televisive si parla di sequel di telefilm di quel periodo e con gli stessi attori, come per esempio X - Files o Twin Peaks (che Lynch in questi tutti anni abbia progettato di fare una terza stagione considerando ciò che dice il personaggio di Laura Palmer all'agente Cooper "Ci vediamo tra 25 anni"?). Nel campo del cinema ci sarebbero tanti esempi in cui si fanno sequel, remake e reboot di film che hanno fatto parte di quel decennio. Un ulteriore revival è nel campo dei gelati: il ritorno del Winner Taco.
Il fatto che ci siano tutti questi revival mi fa capire che vogliamo ritornare in quegli anni. Forse si viveva meglio in quegli anni che adesso. Cerchiamo di capire il perché. Cosa c'è di tanto diverso tra gli anni '90 e il periodo in cui viviamo adesso? Lo sviluppo della tecnologia. Una tecnologia che dovrebbe migliorare la società, ma non è così. C'è una serie britannica di genere sci-fi, Black Mirror, composta da sei episodi più uno special natalizio, dove si esplora la tematica società e tecnologia. E'una serie molto cinica e non molto lontana dalla realtà. Invece Matrix narrava di un futuro dove l'umanità era talmente assuefatta dalla tecnologia che ne era diventa schiava. E quando uscì questo film? Nel 1999, anno appunto di transizione tra gli anni '90 e i 2000.
Negli anni '90 il world wide web, da tutti conosciuto come internet, era appena nato ma non era come lo conosciamo adesso. Lo si usava soprattutto per cercare informazioni sulla rete e mandare e-mail. Poi negli anni 2000 internet si sviluppò e nacque la pirateria informatica ossia il peer to peer. Grazie a questo sistema ci possiamo scaricare i film. A causa della pirateria non esistono più i Blockbuster. In questa catena di videonoleggio andavi a scegliere il film che magari ti eri perso quando era uscito nelle sale e se dopo tre giorni non lo riportavi, c'era sempre la voce al telefono che ti rammentava che dovevi assolutamente restituire il film, altrimenti pagavi la penale. Tuttavia c'è ancora gente che dopo tutti questi anni si è tenuto il VHS o il DVD del film che non ha mai restituito.
Anche il modo di sentire la musica è cambiata. Ora sentiamo la musica con gli MP3 o youtube, ma prima si sentiva la musica grazie ai CD e ancora prima grazie alle cassette. Solitamente insieme alle cassette si usava anche la matita. Chi ha vissuto in quegli anni sa il perché.
Oltre alla pirateria, negli anni 2000 arrivarono anche i social network. La gente postava ogni cosa della propria vita su Facebook. Quello che vediamo spesso nelle nostre bacheche sono i selfie e le foto del piatto da mangiare (pratica conosciuta anche come food porn). C'è da dire però che la gente faceva questo genere di cose anche prima della nascita dei social network, prima degli smartphone, prima delle macchine digitali e non. C'era un tizio che si chiamava Van Gogh. Egli amava farsi i selfie e ritrarre tutto il suo cibo prima di mangiarlo. Se non mi credete, andate a vedere il museo di Van Gogh ad Amsterdam. Grazie ai social network possiamo farci i cazzi degli altri.
Mi viene in mente una dichiarazione che è uscita recentemente dalla bocca di Umberto Eco. "Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e venivano messi a tacere." Chi sono questi imbecilli? Ce ne sono parecchi, ma i più celebri sono Matteo Salvini e Selvaggia Lucarelli.
Insieme allo sviluppo di internet nacquero anche gli smartphone. Prima i cellulari si usavano solo per telefonare, ma spesso anche per giocarci (chi si ricorda di Snake?), ma ora i telefonini sono diventati dei computer ambulanti. La gente quando cammina non guarda più avanti, ma in basso sul proprio cellulare. Ci stiamo alienando dalla società. Cosa succerebbe se camminassimo guardando in avanti senza più tenere lo sguardo sul proprio smartphone? Questo video è molto esaustivo.
Legato insieme allo smartphone c'è questa piaga che ha preso piede: WhatsApp. Quando sei a lezione, è molto fastidioso sentire la notifica di questa applicazione, ma soprattutto è fastidioso quando sai che la gente ha letto il tuo messaggio, ma non ti si caga di un pezzo. Bei tempi quando la gente si parlava di persona senza bisogno di questa tecnologia.
A che cosa è associato un ricordo? Solitamente a una fotografia. Negli anni '90 un bambino o una bambina trovava delle vecchie fotografie intrise di polvere che ritraevano vecchi parenti o genitori da giovani e chiedeva al proprio genitore la storia di quelle foto. Una cosa del genere non accadrebbe più in questo periodo. Con l'avvento della macchine digitali (e anche degli smartphone) non stampiamo più le foto, ma le mettiamo on line, per esempio su Facebook. Se guardare una foto prima era una cosa privata, intimistica, ora questo gesto diventa una cosa condivisa da tutti. Metti caso che avvenisse una tempesta elettromagnetica, non ci sarebbe più l'elettricità (come nella serie Revolution) e senza elettricità non potremmo più vedere le nostre foto che rappresentano i nostri ricordi. Meglio così, potremmo risparmiare ai nostri posteri come eravamo stupidi con questa tecnologia.
Sapete che vi dico? Sarebbe ora di prendere il TARDIS per ritornare in quegli anni.
David Lynch una volta ha detto: "Mi piace l'idea di una storia a lunga durata. La televisione è molto più interessante del cinema oggi. Sembra che il cinema d'essai sia andato verso la tv via cavo." Sono del suo stesso parere: oggi una serie riesce a emozionarti allo stesso modo del cinema, anzi forse quasi lo supera e infatti al giorno d'oggi vediamo registi di cinema che si cimentano con le serie televisive come David Fincher o Woody Allen . Perché ci piacciono le storie delle serie televisive? Perché parlano di noi e sono in questo modo universali. L'abilità dello sceneggiatore sta nel farci empatizzare con il protagonista o i protagonisti di una serie. Nel corso delle stagioni di una serie vediamo l'arco di trasformazione di un personaggio, che, a mio parere, è molto più efficace dell'arco di trasformazione di un personaggio che dura solo 90 o 120 minuti. Vorrei quindi nominare alcune serie che hanno delle grandi storie, ma soprattutto grandi personaggi.
Twin Peaks
Questa può essere definita la madre di tutte le serie moderne. Tutta la serie si regge su questa domanda: chi ha ucciso Laura Palmer? La storyline principale è quella dell'indagine portata avanti dall'agente Cooper, ma ce ne sono anche altre che coinvolgono gli abitanti di Twin Peaks e i loro segreti. Il grande David Lynch in questo modo riprende le tematiche del suo Velluto Blu per applicarle a una serie televisiva: il male si può nascondere nel quotidiano.
Lost
La possiamo definire l'erede di Twin Peaks. Lost è caratterizzato soprattutto dai misteri e quindi da una grande mitologia. Infatti, una grande serie deve avere una grande mitologia ossia tutto quel mondo che riguarda quella serie televisiva dai personaggi ai luoghi. Lost è soprattutto una serie sui personaggi e infatti in ogni episodio uno dei personaggi diventava il protagonista di quell'episodio con tanto flashback. Si esplorava il conflitto di quel personaggio. Una caratteristica comune a tutti i protagonisti di questa serie era il rapporto conflittuale con il padre, un tema che ci suona molto universale.
Games of Thrones
Anche questa serie è una serie sui personaggi con i loro conflitti e infatti in ogni episodio abbiamo tre o quattro storyline. E' un fantasy atipico dove non ci sono né buoni né cattivi, ma potrei azzardare che gli Stark sono i buoni e i Lannister sono i cattivi. Questo distinzione non è proprio giusto perché abbiamo due Lannister che non sono propriamente cattivi, ma, come ho già detto, dire chi è cattivo e chi è buono è relativo. Qui il tema della serie è il potere e proprio per questo che è un thriller politico. In questo giochi di troni ci sono intrighi ed alleanze per conquistare il trono di spade.
Breaking Bad
I primi episodi di questa serie possono sembrare noiosi, ma andando avanti Breaking Bad si rivela un'ottima serie. Ben scritto (un episodio è perfino ambientato in una sola location e con soli due attori), ottima regia e ottima fotografia. I teaser di ogni episodio sono delle vere perle.
House of Cards
Dal fantasy politico passiamo al thriller politico ossia quello di House of Cards. Frank Underwood, interpretato da un grande Kevin Spacey, si sente tradito dal suo presidente e allora escogita la sua vendetta. Se volete capire di politica, questa fa per voi e al giorno d'oggi capire la politica è importante. Poi, è una serie firmata Fincher.
The Newsroom
Anche qui si parla di politica. Ma, stavolta il punto di vista non è quello di un politico, ma quello dei giornalisti. Il pilot di una grande serie non può che partire con un grande teaser: un monologo sul fatto perché l'America non è più un paese democratico.
Scrubs
Un medical drama che ci parla della vita. Una serie che ci fa ridere e riflettere allo stesso tempo. Ogni episodio è una vera perla, tranne quelli della nona stagione che per i fan come me non esiste neanche.
Fringe
Procedural fantascientifico dove ha una forte mitologia e infatti è sempre prodotto firmato J.J. Abrams. Anche qui c'è un forte rapporto conflittuale con il padre tanto che Peter chiamerà suo padre sempre con Walter e mai con papà. Tra l'altro questa serie è un'ottima maniera per imparare la scienza.
Person of interest
Una serie scritta da Jonathan Nolan, fratello del regista Christopher, non può essere che una grande serie. Lo spunto ricorda quello di Minority Report, ma non sapendo se la persona d'interesse sia un carnefice o la vittima i protagonisti indagano prima che avvenga in crimine. Vengono approfonditi molto i personaggi su cui devono indagare e quindi abbiamo storie di persone comune. Un interessante procedural che piano piano è diventato fantascienza e si immagina un mondo dove siamo controllati da una macchina e quindi non c'è più il concetto di privacy. Ma siamo sicuri che sia fantascienza e non ci siamo già in questo mondo?
Black Mirror
Una serie che parla del rapporto dell'uomo con la tecnologia e come questa ha peggiorato la società. Sono state fatte due stagioni più uno speciale natalizio. Anche qui c'è la stessa domanda: è fantascienza oppure il mondo immaginato in questa serie esiste già?
The Flash
E' uno spin off della serie Arrow, ma sta supera di gran lunga la sua serie madre. Non è solo una una serie su un supereroe, ma una una serie fantascientifica. Infatti, il protagonista è uno scienziato forense e i suoi alleati sono degli scienziati. Per sconfiggere i villain di turno, oltre a usare la velocità di Flash, si usa la scienza. Ci sono inoltre viaggi nel tempo. C'è anche una cosa importante: una storyline interessante con tanti colpi di scena.Per non parlare delle tante citazioni alla cultura pop. Appena finisce la prima stagione ne parlo approfonditamente.
Daredevil
Dimenticatevi il Daredevil interpretato da Ben Affleck. Questa serie mostra Matt Murdock, di giorno un avvocato, di notte vigilante, che vuole migliorare la sua città e si deve scontrare con un boss della malavita, Wilson Fisk noto come Kingpin. E' più un noir che un una serie su un supereroe. La ciliegina sulla torta: ha una meravigliosa fotografia.
The Walking Dead
E' una serie sugli zombie ed è ben scritta con un'ottima regia (solitamente la regia delle serie delle televisioni via cavo hanno una regia cinematografica). Ha un solo difetto: essendo molto psicologica, alcuni episodi sono lenti e la lentezza si vede molto nella seconda stagione dove è ambientata interamente in una fattoria. Nonostante ciò, gli sceneggiatori usano gli zombie per parlare della società, proprio come faceva Romero.
Mi viene in mente sempre quella frase che dice Miss Ritter, l'insegnante di Peter Parker in Amazing Spiderman "Una volta avevo un professore che amava dire agli studenti che esistono solo 10 trame diverse in tutta la narrativa. Be, io sono qui per dirvi che si sbagliava. C'è ne soltanto una: Chi sono io?" Tutte le grandi storie rispondono a questa domanda dove il protagonista cerca la propria identità e Birdman (o L'Imprevedibile Virtù dell'Ignoranza) è una di queste grandi storie, molto probabilmente è quella che dà una risposta migliore.
Chi sono io? Da questa premessa il protagonista di questa storia è Riggan Thomson, un attore. Infatti, l'attore difficilmente riesce a trovare la propria identità poiché in lui vivono tante persone diverse con diverse storie. In Riggan vive Birdman, un supereroe che lui ha interpretato in tre film. Questo Birdman lo tormenta e non si stacca mai da lui, è il suo ghost, come direbbe John Truby. Ormai, lui è identificato da tutti con questo supereroe. L'unico modo per staccarsi da questa presenza è portare sul palcoscenico What we talk about when we talk about love di Raymond Carver. Infatti, l'unico modo per esistere è usare il teatro che è più reale del cinema. Ciò che distingue il teatro dal cinema è che non esiste il montaggio, è lo spettatore che fa il proprio montaggio. Proprio per questo motivo che il film è stato girato interamente in piano-sequenza (in realtà tanti piano-sequenza come aveva fatto Hitchcock in Nodo alla gola). Riggan vuole esistere e il piano-sequenza rappresenta la vita, vita che non è riuscito mai a vivere per colpa di Birdman e lo ha portato al divorzio con la moglie. Capisce i suoi sbagli portando in scena l'opera di Carver perché rivede qui la sua vita. "Volevo essere amato, essere amato da qualcuno in questo mondo".
Ma la perla registica di Iñarritu è nel finale. A un certo punto vediamo Riggan nel bagno ma contemporaneamente vediamo anche Birdman seduto sulla tazza del cesso. Il regista messicano ci sta raccontando visivamente che Riggan ha mandato a cagare Birdman.